Gennaio 2019

SITUAZIONE ATTUALE

Sono giunte unanime le condanne per il vile attentato, rivendicato dal gruppo guerrigliero dell’Ejercito de Liberaciòn Nacional (ELN), avvenuto il 17 gennaio a Bogotà a la “Escuela de Cadetes de Policia General Santander” nel quale sono morte 22 persone e altre 68 sono risultate ferite.
In questo primo mese del nuovo anno non si sono arrestati gli assassini sistematici a leader di organizzazioni sociali e difensori dei Diritti Umani, nonostante le pressioni della comunità nazionale e internazionale al Governo colombiano per porre freno a questa mattanza. Sono più di 10 le persone ammazzate in questo trascorso dell’anno, che si sommano ai 431 uccisi tra il 1 gennaio 2016 e il 31 dicembre 2018. La missione di verifica dell’ONU in Colombia riporta fin’ora la cifra di 80 ex combattenti delle FARC uccisi dopo l’Accordo di Pace.

Il 16 gennaio si è registrato il primo assassinio compiuto con un'arma da fuoco anche nel Corregimiento di San Josè de Apartadò, regione di Antioquia, dove un ragazzo di circa 21 anni è stato trovato senza vita lungo il fiume, sul sentiero che conduce ai villaggi della zona.
Uno dei temi più menzionati, durante il Consiglio di Sicurezza dell’ONU avvenuto a New York il 23 gennaio, faceva riferimento proprio alla preoccupazione per il numero di uccisioni dei leader sociali perpetrati, secondo la Fiscalia, per la maggior parte, da gruppi armati illegali. Tutti questi eventi dimostrano purtroppo che il paese sta attraversando un momento estremamente critico e che la chiusura del Tavolo di trattative per raggiungere un Accordo di Pace tra il Governo e l’ELN, proclamata dal Presidente Duque dopo l’attentato alla scuola di polizia, potrebbe far riesplodere il conflitto armato in moltissime zone del Paese così come la continua presenza di gruppi neoparamilitari.
Le comunità vittime del conflitto, il 25 gennaio, hanno lanciato un appello a Papa Francesco, al quale si sono sommati anche 20 congressisti dell’opposizione, perché interceda per la pace in Colombia. Il grande timore delle comunità è che sia prossimo il ritorno a quella guerra sofferta per troppi anni. Dall’altra parte, alcuni congressisti hanno ricordato nella lettera le parole del Santo Padre quando ha affermato che: “Favorire il dialogo, qualsiasi dialogo, è una responsabilità della politica” chiedendo di sollecitare il governo colombiano a continuare sulla via dei colloqui e abbandonare l’idea di una sconfitta militare o violenta della guerriglia dell’ELN.
Ronald Rojas, delegato della FARC nella Comisiòn de Seguimiento de Impulso y Verificaciòn de la Implementacion”, in una recente intervista a El Epectador porta la sua testimonianza su ciò che è la guerra: “Chi stava mettendo la “quota” di sangue, sudore e lacrime nel campo di battaglia, era il popolo. E la cosa ironica è che ci siano ancora oggi voci che aizzano discorsi di odio e vendetta con un linguaggio guerrafondaio. Uno si chiede se sanno cosa significa stare nel campo di combattimento alle 3 del mattino, nella selva amazzonica sotto i bombardamenti. Loro non conoscono questa sofferenza. Non sanno cosa significa che un soldato cada su una mina antipersona per cercare, sulla cima di una collina, in una zona rurale, due tre linee di rete telefonica per poter chiamare la famiglia e chiedere come stanno i figli. Una mina installata strategicamente, perché la guerra è così, dura. Com’è possibile che solamente coloro che hanno conosciuto la guerra per televisione continuino ad aizzarla? […] La guerra che qualcuno sta chiedendo, è crudele”.
Davanti a questa crisi, la speranza è che che i movimenti studenteschi, di liberi cittadini, delle vittime della violenza, organizzazioni sociali non si arrestino, nonostante l’assassinio quasi quotidiano dei loro leader, e che le espressioni di scontento e indignazione in difesa della educazione pubblica, della giustizia, della verità, della pace e della vita continuino sulla via della nonviolenza attiva.

CONDIVISIONE, LAVORO E NOVITA' SUI VOLONTARI

I primi giorni nel nuovo anno sono stati propiziatori di momenti molto belli di condivisione con la gente della Comunità che è riuscita ad organizzare una gita al mare, dove praticamente quasi 120 persone hanno potuto partecipare in un misto di allegria e “timore” del mare per chi lo vedeva per la prima volta.
Anche gli accompagnamenti in alcuni villaggi della Comunità di Pace non sono mancati vista la difficile situazione dovuta alla presenza dei gruppi neoparamilitari.
Gennaio si è tinto anche di colore sia per i pittori che da Medellin sono ritornati per continuare la loro opera con i murales, sia per il decimo anniversario della presenza di Operazione Colomba in Colombia, dove l’arancione è spiccato un po' ovunque. La festa, organizzata il 27 gennaio dalla Comunità di Pace insieme ai volontari per ricordare questo lungo cammino fatto insieme, è stata molto intensa ed emozionante.
Le parole dedicate dalla Comunità a tutti i volontari passati e presenti e a chi lavora in sede, sono state di un sentito ringraziamento per l’accompagnamento politico, fisico, morale offerto in questo decennio, ma ancor di più è stata rimarcata la stima e l’importanza dello stile di condivisione a tutto campo tipico di Operazione Colomba.
La Comunità ha ricordato i momenti difficili passati insieme ai volontari, ma anche lo spirito di fraternità e umanità grazie al quale hanno detto che per loro siamo divenuti speranza di vita.
A gennaio Silvia è rientrata in Colombia, mentre Daniele è tornato in Italia. Lo ringraziamo per la condivisione in questi mesi nella Comunità di Pace.