Novembre 2018

SITUAZIONE ATTUALE

Il 24 novembre sono trascorsi due anni dalla firma dello storico Accordo di Pace, al Teatro Colòn di Bogotà, tra il Governo colombiano e la guerriglia delle FARC, per porre fine a più di 50 anni di conflitto armato. L'accordo avrebbe dovuto “costruire una pace stabile e duratura, con la partecipazione di tutti i colombiani e le colombiane […] porre fine una volta per tutte e per sempre a cicli storici di violenza e gettare le basi della pace”.
Uno sguardo rapido sulla situazione in Colombia oggi mostra come le aspettative siano state tristemente disattese e tanto resti ancora da fare.
Durante un atto celebrativo, organizzato al centro Gabriel Garcia Marquez di Bogotà, l'ex capo guerrigliero Londoño Echeverri, alias “Timochenko”, ha dichiarato: “C'è ancora molta strada da fare […]. Il fatto che siamo qui sviluppando una forma politica, lavorando per la pace senza le armi e per trasformare in realtà gli accordi firmati all'Avana, è già una dimostrazione delle garanzie che stiamo dando, le quali certo non sono complete. [...]

Sfortunatamente questa ricorrenza è macchiata dal lutto, in tutti i nostri spazi, per gli omicidi di alcuni compagni e anche per gli assassini dei leader sociali e dei difensori dei diritti umani”. Inoltre, ha aggiunto, mancherebbero circa 400 compagni ai quali non è stata applicata l'amnistia pattuita con l'accordo e che per questo sono ancora detenuti nelle carceri colombiane.
I primi 100 giorni del nuovo governo Duque del resto hanno mostrato chiaramente lo scarso compromesso del nuovo Presidente, da sempre ostile col suo partito all'Accordo di Pace, con quanto pattuito all'Avana. Le modifiche da lui volute, e sostenute, hanno ulteriormente e fortemente indebolito quanto era stato difficilmente accordato dopo anni di trattative e già diverse revisioni.
Solo per citare un esempio, senza dubbio, le modifiche introdotte da Duque evitano che gli attori chiave dei crimini compaiano davanti al Tribunale della Giurisdizione Speciale per la Pace - JEP. “Tanto il Congresso della Repubblica come la Corte Costituzionale hanno introdotto modifiche, tra cui la non obbligatorietà a comparire degli attori terzi. Questo impedisce l'ottenimento della verità su come hanno operato le strutture criminali, le loro reti di appoggio e i loro finanziatori” ha dichiarato la Presidente del Collettivo di Avvocati Josè Alvaro Restrepo – CCAJAR.
L'accordo prevedeva, inoltre, la creazione di un fondo di terre di 3 milioni di ettari da ridistribuire gratuitamente, ma i ritardi, le difficoltà nell'individuare i terreni e l'opposizione su questo punto hanno reso ad oggi praticamente nulla la redistribuzione. In un Paese dove la disuguaglianza nella distribuzione della terra è da sempre stata riconosciuta come una delle cause strutturali del conflitto armato, l'1% dei proprietari terrieri continua a controllare l'81% della terra, mentre il 99% della popolazione solo il 19% della terra.
Sempre dalla firma dell'accordo, la produzione di cocaina nel Paese ha battuto ogni record. Quanto pattuito prevedeva la sostituzione volontaria e negoziata delle coltivazioni di coca in cambio di aiuti da parte del Governo per iniziare nuovi progetti produttivi con altre coltivazioni. Il nuovo Governo però ha purtroppo preferito adottare pratiche che già in passato si sono dimostrate fallimentari, come le fumigazioni e l'eradicazione forzata da parte dell'esercito che ha già prodotto scontri con i coltivatori. E la Colombia continua ad essere il maggiore produttore al mondo di coca.
Su tutto il territorio nazionale c'è stata una riconfigurazione dei gruppi armati illegali, tra questi i gruppi neo paramilitari delle AGC, la dissidenza delle FARC e la guerriglia dell'ELN, che si stanno spartendo il territorio, anche attraverso scontri armati che in diversi casi hanno già prodotto sfollamenti massivi della popolazione civile, per il controllo del narcotraffico, delle miniere illegali e delle risorse naturali. I leader sociali e i difensori dei diritti umani che lottano per la costruzione della Pace, per recuperare la terra e contro i mega progetti di “sviluppo”, che devastano il territorio e sfollano la popolazione, continuano a essere assassinati. Le cifre variano a seconda delle fonti, ma in ogni caso siamo ormai a più di 340 persone assassinate.
Al di là delle dichiarazioni ottimiste del Direttore della cooperazione internazionale e allo sviluppo dell'UE durante la sua recente visita in Colombia (che ha affermato che “La pace in Colombia è sicuramente una delle migliori notizie di questo secolo per la regione e per il mondo. Trasformarla in realtà è una sfida per tutti”), si potrebbe dire, in estrema sintesi, che sicuramente l'aspetto più positivo dalla firma resta l'abbandono da parte delle FARC delle armi e il loro sforzo, in mezzo a mille difficoltà, di utilizzare meccanismi politici e democratici per far valere le proprie idee. Ma di certo questo risultato, seppur importante, rappresenta un obbiettivo minimo raggiunto dopo due anni e all'interno di un processo che vorrebbe, e dovrebbe, portare la pace nel Paese, ossia restituire giustizia alle vittime, dare garanzie di non ripetizione, fornire alternative alle coltivazioni illecite e promuovere una riforma agraria, con relativa restituzione e ridistribuzione equa della terra. La strada appare ancora lunga e tutta in salita. Il traguardo lontano.

CONDIVISIONE, LAVORO E NOVITA' SUI VOLONTARI

Il mese di novembre è stato un mese di riconoscimenti e di incontri importanti per la Comunità di Pace. A inizio mese, infatti, German Graciano, rappresentante legale della Comunità, è arrivato in Italia per ritirare a Castel Gandolfo il Premio “Prophetic Economy” conferito alla CdP da una giuria internazionale tra i cui giurati compaiono i nomi di Vandana Shiva, degli economisti di fama mondiale Jeffrey Sachs, Stefano Zamagni e Cristina Calvo, solo per citarne alcuni. Il Premio è stato conferito proprio alla Comunità di Pace (tra 135 partecipanti), secondo le parole di Cristina Calvo, perché la Comunità di Pace “testimonia in modo eccellente ciò che intendiamo per economia profetica e cioè una economia basata non solo sulla giustizia e il mercato equo, ma anche sulla costruzione della pace, la difesa dei diritti umani e del territorio, tutti valori fondamentali per lo sviluppo integrale dell'essere umano”.
Proseguendo nel suo viaggio, il 7 novembre, durante l'Udienza Generale del mercoledì in Vaticano, German ha poi avuto la possibilità di incontrare Papa Francesco, al quale ha consegnato una lettera e una tavoletta di cioccolato prodotto dalla Comunità come simbolo della sua resistenza alla violenza e scommessa per la pace. Un incontro breve, ma emozionante in cui German, ha potuto raccontare al Papa delle più di 300 morti sofferte dalla Comunità a causa del conflitto, della grave situazione di minaccia che sta vivendo attualmente e che nonostante questo non nutrono sentimenti di odio e vendetta, ma solo vogliono vivere in pace lavorando la propria terra.
Due momenti importanti, seguiti con grande partecipazione ed emozione anche dai membri della Comunità di Pace in Colombia e dai volontari di Operazione Colomba che questo mese li hanno accompagnati soprattutto nel lavoro di raccolta e di spedizione del cacao biologico verso l'Europa.
Particolarmente importante la Commissione, svoltasi verso fine mese, tra le diverse veredas della Comunità, assieme ad alcuni giornalisti freelance, per realizzare un documentario per Al Jazeera.
Al centro delle preoccupazioni della Comunità, in questo momento, oltre alle minacce dei gruppi neoparamilitari, c’è una “tutela”, ossia una denuncia, posta dal comandante della Brigata 17 dell'esercito contro la Comunità di Pace, nella persona di German Graciano (in quanto suo rappresentante legale), per avere denunciato le connivenze della Brigata 17 con i gruppi neoparamilitari, e quindi avere “sporcato” il buon nome e l'immagine della Brigata. Una situazione complessa che potrebbe anche portare all'arresto di German e ad una sanzione economica per la Comunità.
In questo difficile contesto il 26 di novembre, il Relatore Speciale per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, Michel Forst, in visita ufficiale in Colombia dal 20 di novembre al 3 di dicembre, è arrivato in Comunità di Pace per ascoltare direttamente dai suoi membri il racconto e la testimonianza sulla grave situazione di minaccia e di violazione dei Diritti Umani che si sta vivendo.
A metà mese è rientrata Monica dal suo periodo di stacco in Italia.