Luglio 2011

CONDIVISIONE E VOLONTARI

A Luglio è arrivata Sara, una volontaria che per due mesi condividerà con il gruppo le fatiche e le gioie dell'accompagnamento alla Comunità di pace.
A rientrare in Italia è stata invece Alessandra, che con il suo sorriso e la sua disponibilità ha saputo entrare nel cuore di molti.
Le attività durante il mese si sono sviluppate soprattutto nel favorire una sempre maggiore conoscenza della gente della comunità. Con diversi momenti di gioco con i bambini e di inviti a pranzo o a cena a diverse famiglie, abbiamo potuto condividere maggiormente le preoccupazioni e le sofferenze di alcune persone.

Sono sempre momenti difficili ma anche belli perché ci permettono di capire che, per alcuni di loro, noi siamo anche “luogo” di ascolto.  
La visita dei colombiani di Bogotà dell'Associazione “Juegos de palabras”, che ha finanziato la costruzione della biblioteca a San Josecito, ci ha permesso di ridefinire anche il nostro impegno, già concordato con il Consiglio della Comunità, di aiutare il team di educatori alla promozione della lettura invitando i bambini a diverse attività, ma sopratutto portando i libri nelle diverse veredas durante i nostri accompagnamenti.
Abbiamo così portato letture e racconti sia nel nostro accompagnamento a Cordoba all'inizio del mese, sia nelle veredas della Resbalosa e Mulatos dove abbiamo trascorso una decina di giorni.
Queste ultime due veredas sono state segnalate dai contadini come le più a rischio, in questo periodo, a causa di una forte presenza di operativo militare che spesso vìola i più elementari diritti dei contadini.
Sembra infatti che da mesi i soldati presenti nell'area “invitino” i contadini ad autodenunciarsi come miliziani (collaboratori della guerriglia), in cambio di ricompense ed incentivi statali, come previsti dalla legge Giustizia e Pace.
Tale legge prevede la “protezione” della persona che si costituisce all'esercito, e della sua  famiglia, che viene letteralmente prelevata in elicottero dalla propria casa e, in cambio di poco denaro, viene costretta a trasferirsi in un'altra città, perdendo così proprietà e bestiame.
Così accade che molti contadini innocenti vengano trattenuti dall'esercito e sottoposti a pressioni psicologiche e a minacce affinché ammettano la loro opera di collaborazione con la guerriglia e firmino una carta dove dichiarino la loro colpevolezza anche quando sono innocenti.
Altre volte l'esercito utilizza “informanti”, persone cioè che funzionano come spie segnalando all'esercito quali sarebbero i miliziani nella zona.
Di fatto questi informanti possono essere a loro volta contadini  - miliziani, che in cambio della libertà, vengono obbligati a dare questo tipo di informazioni, oppure contadini obbligati sotto minaccia, o con piccoli incentivi, a fare questo “lavoro”.
Un'ulteriore motivazione a questo comportamento scorretto sarebbe la necessità dell'esercito di dimostrare l'efficacia del loro operato militare che, oltre allo scontro diretto con la guerriglia, comprende la cattura o appunto la de-mobilizzazione di guerriglieri e miliziani.
Per maggiori informazioni invitiamo a leggere l’approfondimento, che abbiamo appena pubblicato  sul nostro sito, sui reali obiettivi della legge Giustizia e Pace: www.operazionecolomba.it .
Proprio durante la nostra permanenza alcuni soldati hanno fermato e trattenuto un ragazzo di 27 anni. La ricerca del giovane ha coinvolto circa trenta persone tra uomini, donne e bambini, sino a raggiungere l'accampamento in cima ad una montagna, passando in zone minate e impervie.
Giunti all'entrata dell'accampamento i soldati hanno permesso l'ingresso alla moglie, al figlio, alla mamma e allo zio del giovane, confermando che il ragazzo era lì con loro e stava bene. Dopo che il comandante ha riferito ai familiari di attendere all'entrata per sapere con chi il trattenuto avrebbe potuto parlare, trascorsa quasi un'ora di attesa, lo stesso comandante ha comunicato che non aveva né prigionieri né catturati e ha intimato al gruppo di andarsene.
Amareggiati e consapevoli di non poter più fare nulla per il giovane siamo rientrati a Mulatos. Ad oggi il prigioniero si trova in una base militare in Cordoba.