Giugno 2011

SITUAZIONE GENERALE

L'agenda del Presidente colombiano Santos, risulta in questi ultimi mesi ricca di incontri in tutto il Paese, centrati su temi quali la sicurezza, la corruzione, nuove leggi regionali, restituzione di terre e di indennizzo alle vittime di un conflitto di cui, sino a non molto tempo fa, ne era addirittura negata l'esistenza. Argomenti questi di tutto rispetto che si trasformano in raggi di giustizia e verità che si riflettono sulla nuova “faccia” che il Governo colombiano vuole far vedere al mondo, ma che si infrangono poi rapidamente ogni volta che si apre un giornale o un quotidiano locale.

La “faccia” allora di questo Paese appare diversa, più cruda, potremmo dire addirittura orrenda, se pensiamo alle decine di morti e di cadaveri messi in prima pagina a ricordare che né le Farc, né i paramilitari si sentono così afflitti o colpiti dalle manovre del piano Troja che prevede, da qualche mese a questa parte, l'utilizzo di migliaia di unità di polizia ed esercito per far fronte a tanta criminalità e a tanto terrorismo.
Questi periodici sono di fatto necrologi e ci ricordano che le voci flebili dei contadini  continuano a denunciare che la verità è un'altra e che la violenza è più viva che mai; voci quindi, o meglio  fonti molto più attendibili di quelle governative. La denuncia di sempre maggiori violazioni legate ad interessi economici e politici, appare non essere ascoltata da nessun apparato statale né di giustizia né di forza pubblica, che sembrano invece già assaporare, dietro il plauso di Europa e Stati Uniti, il successo della beffa, che fa dell'immagine la realtà e trasforma la realtà a seconda degli interessi dei più forti.
Così accade che le pompose dichiarazioni del Presidente che mostra fiducioso le cifre del successo delle operazioni militari e di Polizia contro la guerriglia e i gruppi paramilitari lascino di stucco di fronte ai recenti dati denunciati durante la “Conferenza Internazionale contro i vincoli dei bambini e giovani” che vedono non meno di 14.000 minori colombiani compresi tra i 7 e 17 anni reclutati dai diversi gruppi armati, tra cui, a volte, anche l'Esercito stesso.
Cifre che pongono il conflitto colombiano allo stesso livello di quello del Congo o del Sudan.
La conferenza, conclusasi pochi giorni fa a Bogotà, descrive un panorama desolante, non solo perché il fenomeno invece che diminuire sta aumentando, ma soprattutto perché non esiste una strategia integrale che permetta di neutralizzare le attività di reclutamento forzato dei minori da parte dei diversi gruppi armati.
I bambini ed i giovani vengono reclutati in luoghi dove i gruppi armati svolgono le maggiori attività di coltivazione illecita di coca e di attività terroristica e dove vengono usati come scudi umani per contrastare le offensive dello stato. Le aree più colpite sono il Meta, Tolima, Caquetà, Cauca, Narino, Antioquia e Chocò.
A quanto sembra i numeri in questo Paese non sono rilevanti a meno che non si tratti di denaro. La settimana scorsa infatti, il Presidente Santos, si trovava a Tierralta, cittadina dell'area di Cordoba, nei pressi della diga Urra I. In quelle stesse ore sono state uccise 12 persone nel dipartimento e da mesi tutta la zona è stata teatro di scontri ed omicidi. Leggendo in diversi periodici le dichiarazioni presidenziali fatte all'interno del Consiglio di sicurezza, svoltosi nella cittadina, l'unica notizia apparsa di rilievo rispetto a tutta la tematica di violenza e soprusi subiti dagli abitanti, è stata una questione di numeri. La Governatrice della regione infatti avrebbe riportato di fronte al Presidente cifre non veritiere a riguardo dei morti avuti nel dipartimento. Sarebbero, secondo la signora, 1848 le vittime negli ultimi tre anni, e 234 dall'inizio dell'anno. Il Presidente avrebbe ribadito che le cifre a lui riferite dal Ministero della Difesa, denunciano la morte di 222 persone, con di fatto 58 casi in meno dell'anno scorso, il che farebbe pensare ad un “miglioramento” della situazione!
Nella pagina seguente dello stesso giornale e sempre dall'area di Cordoba, che ricordiamo essere a rischio di sfollamento civile per le enormi ricchezze minerarie e le riserve d'acqua, il Presidente Santos ringrazia ufficialmente il Congresso americano per il dibattito di una legge che garantisca il  futuro ampliamento del trattato di libero commercio con Panama, Colombia e Corea del Sud!

CONDIVISIONE E VOLONTARI

Il mese di giugno per i volontari di Operazione Colomba è trascorso al ritmo scandito dagli accompagnamenti, brevi e lunghi, che li hanno visti impegnati sul campo.
Durante i primi dieci giorni del mese le attività di accompagnamento ai leader della Comunità di Pace si sono concentrate soprattutto nel casco urbano di Apartadò. Questo ha anche dato l'opportunità a Stefano, arrivato da poco, di ambientarsi al nuovo contesto e rinfoltire il gruppo delle Colombe dopo la partenza di Virginia, che ringraziamo di cuore per il dono della sua presenza nel gruppo e per la sua delicatezza in tanti momenti difficili passati nei mesi precedenti a causa delle numerose violenze vissute dalla gente della comunità. All'inizio del mese Padre Javier ha fatto visita per alcuni giorni alla Holandita, assieme a un architetto di Bogotà, per supervisionare la prosecuzione dei lavori al monumento alla memoria che va un po' a singhiozzi, stanno comunque procedendo. Come al solito, la presenza di Padre Javier è diventata anche, e soprattutto, occasione per momenti di confronto e di dialogo sulla situazione attuale della Comunità di Pace e sulle strategie da adottare, anche rispetto al ruolo degli internazionali. Altri fatti particolari in questa prima parte del mese non si sono registrati.
Dal 12 al 18 di giugno le Colombe sono poi partite per visitare le veredas di Mulatos e Resbalosa, dopo diversi mesi di assenza da quei luoghi. La situazione era piuttosto tesa a causa della presenza di gruppi armati illegali e di molti operativi militari spesso accampati lungo i sentieri che conducono alle veredas. Oltre ai numerosi racconti raccolti dai campesinos, nei giorni di presenza sul campo, accompagnando alcuni membri della comunità, i volontari di Operazione Colomba hanno potuto testimoniare direttamente i controlli a cui i soldati sottopongono i contadini e che, in assenza degli internazionali, si spingono spesso ben oltre le normali procedure consentite dalla
legge colombiana. Anche per questo, le persone hanno accolto le Colombe con molto calore, felici di rivederle dopo la lunga assenza e un po' sollevate per non essere più sole. Diverse persone, manifestando i loro timori per la situazione attuale, hanno inoltre richiesto esplicitamente una presenza internazionale più assidua in questo periodo in cui gli attori armati sono così attivi.
Rientrate a Josecito, le Colombe in pochi giorni hanno organizzato l'accompagnamento successivo e dal 22 al 29 di giugno sono ripartite per la regione di Cordoba. Rispetto alla volta precedente, in cui la tensione nell'area era molto più alta a causa delle recenti minacce ricevute dai paramilitari con il rischio effettivo dello sfollamento di alcune famiglie, questa volta le Colombe hanno trovato un clima più disteso fra le persone del luogo. Probabilmente il passare del tempo e il fatto che per il momento non sia accaduto ancora nulla, sebbene la minaccia perduri e il livello di allerta resti sempre alto, ha permesso alle persone di allentare  un po' la tensione. I volontari di Operazione Colomba hanno dunque trascorso la maggior parte del loro tempo facendo condivisione con le famiglie di Las Claras, Alto Joaquin e Puerto Nuevo, dando una mano nei lavori di casa e proseguendo con le attività legate alla “mula biblioteca”, inaugurate durante l'accompagnamento precedente nelle veredas di Mulatos e Resbalosa. Le Colombe hanno portato con sé alcuni libri di favole e di racconti presi in prestito dalla biblioteca di San Josecito, come richiesto dal Consiglio della Comunità, e li hanno “fatti girare” fra i bambini e gli adulti delle veredas, in alcuni casi cimentandosi anche in letture un po' teatrali per grandi e piccini. Il progetto della “mula ambulante” è nato all'interno della Comunità di Pace di San Josè grazie alla collaborazione con una associazione svizzero-colombiana chiamata “Asociaziòn Lectures Partagèes-Juego de Palabras” che  si pone come obiettivo quello di creare spazi in cui promuovere la circolazione dei libri e progetti di lettura. Grazie a questa Associazione negli ultimi anni sono nate le due biblioteche di San Josecito e della Union e ora si sta cominciando a lavorare all'ipotesi della costruzione di una terza biblioteca nella veredas di Mulatos.