Marzo 2019

SITUAZIONE ATTUALE

Il 10 marzo il Presidente colombiano Ivan Duque ha posto il veto a sei articoli del progetto di legge della Giurisdizione Speciale per la Pace (JEP), un sistema che regola la giustizia transizionale creato come parte dell’accordo di pace con le FARC-EP e considerato la colonna vertebrale di tale accordo. Attraverso una carta, membri delle delegazioni che in nome del Governo colombiano e delle FARC-EP elaborarono l’accordo, congressisti delle commissioni di pace del senato e della camera, vittime del conflitto, dirigenti, rappresentanti di organizzazioni e Istituzioni della società civile colombiana, hanno espresso al Segretario generale delle Nazioni Unite la propria “preoccupazione per l’intento di lesionare gravemente l’implementazione dell’Accordo, la struttura e il funzionamento della Giurisdizione Speciale per la Pace così come del sistema disegnato per rispettare i diritti delle vittime”.

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Febbraio 2019

SITUAZIONE ATTUALE

Spirano da ogni punto i venti di guerra dentro ed intorno alla terra colombiana nonostante gli sforzi di far apparire tutto nella normalità di un postconflitto che in realtà tarda a decollare. Le cifre sullo sfollamento forzato, gli omicidi di leader sociali, l’avanzata di gruppi neoparamilitari e dell’ELN non fanno ben sperare nella pace. Le tensioni al confine con il Venezuela, le tensioni tra lo Stato ed i movimenti sociali soprattutto quelli in difesa del territorio e dell’ambiente, come ad esempio Rios Vivos, marcano un cammino complesso per il raggiungimento della giustizia.

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Gennaio 2019

SITUAZIONE ATTUALE

Sono giunte unanime le condanne per il vile attentato, rivendicato dal gruppo guerrigliero dell’Ejercito de Liberaciòn Nacional (ELN), avvenuto il 17 gennaio a Bogotà a la “Escuela de Cadetes de Policia General Santander” nel quale sono morte 22 persone e altre 68 sono risultate ferite.
In questo primo mese del nuovo anno non si sono arrestati gli assassini sistematici a leader di organizzazioni sociali e difensori dei Diritti Umani, nonostante le pressioni della comunità nazionale e internazionale al Governo colombiano per porre freno a questa mattanza. Sono più di 10 le persone ammazzate in questo trascorso dell’anno, che si sommano ai 431 uccisi tra il 1 gennaio 2016 e il 31 dicembre 2018. La missione di verifica dell’ONU in Colombia riporta fin’ora la cifra di 80 ex combattenti delle FARC uccisi dopo l’Accordo di Pace.

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Dicembre 2018

SITUAZIONE ATTUALE

Siamo giunti a dicembre, mese di bilanci e di prospettive per il futuro. Un bilancio, quello della Colombia per il 2018, che non è stato nel suo complesso positivo se non per alcuni aspetti legati al ritiro delle FARC come gruppo armato e alla conseguente cessazione degli scontri a fuoco.
Nonostante questo, il Paese, soprattutto nei suoi angoli più o meno remoti, ma anche strategici, non ha potuto vivere in pace. Gli attacchi ai leader sociali non sono cessati.
Dall’inizio dell’anno a fine novembre sono stati assassinati, secondo un documento di Indepaz, 226 difensori/e dei diritti umani.
Nonostante gli incontri tra il Governo e la guerriglia dell’ELN in seno alle trattative in corso, prima a Quito e ora a Cuba, a inizio anno sono riprese le ostilità belliche della guerriglia dopo che sono state disattese le promesse di un cessate fuoco bilaterale.

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Novembre 2018

SITUAZIONE ATTUALE

Il 24 novembre sono trascorsi due anni dalla firma dello storico Accordo di Pace, al Teatro Colòn di Bogotà, tra il Governo colombiano e la guerriglia delle FARC, per porre fine a più di 50 anni di conflitto armato. L'accordo avrebbe dovuto “costruire una pace stabile e duratura, con la partecipazione di tutti i colombiani e le colombiane […] porre fine una volta per tutte e per sempre a cicli storici di violenza e gettare le basi della pace”.
Uno sguardo rapido sulla situazione in Colombia oggi mostra come le aspettative siano state tristemente disattese e tanto resti ancora da fare.
Durante un atto celebrativo, organizzato al centro Gabriel Garcia Marquez di Bogotà, l'ex capo guerrigliero Londoño Echeverri, alias “Timochenko”, ha dichiarato: “C'è ancora molta strada da fare […]. Il fatto che siamo qui sviluppando una forma politica, lavorando per la pace senza le armi e per trasformare in realtà gli accordi firmati all'Avana, è già una dimostrazione delle garanzie che stiamo dando, le quali certo non sono complete. [...]

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