SITUAZIONE ATTUALE

La prima settimana di giugno, con una lettera indirizzata al Presidente della Colombia Ivan Duque, diversi parlamentari europei hanno richiamato l’attenzione del Governo colombiano ad una assunzione di responsabilità nei confronti del grave caso di spionaggio dell’Esercito Nazionale nei confronti di numerosi leader sociali, giornalisti, giudici e non solo, che rimarca la situazione di estrema vulnerabilità in cui operano tutti coloro che cercano di svolgere un lavoro di ricostruzione del tessuto sociale a partire dalla giustizia e riparazione delle tante ferite che ha lasciato il conflitto prima dell’Accordo del 2016 con le FARC, conflitto però che a tutti gli effetti appare aver trovato una nuova forma d’essere e continua tra vecchie e nuovi attori armati a generare sfollamento, morti selettive e massacri.

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SITUAZIONE ATTUALE

Neppure in questo mese sono giunte dai Paesi dell’America Latina buone notizie né sul fronte della pandemia né su quello della violenza contro i leader sociali. In molte parti del Paese colombiano la popolazione è alla fame soprattutto laddove, già prima del Covid-19, la situazione alimentare era precaria, come nella regione della Guajira dove la scarsità d’acqua e il pericolo di un aumento del contagio dovuto al passaggio di migliaia di migranti venezuelani di ritorno da vari Paesi dell’America Latina, rendono la situazione esplosiva.
La notizia che più ha dato scandalo nel mondo è stata però la diffusione delle prove che dimostrano come l’esercito colombiano abbia perseguito illegalmente almeno 130 persone tra giornalisti (tra cui alcuni degli Stati Uniti), politici, difensori/e dei Diritti Umani, sindacalisti, magistrati e varie ONG, trafugando loro, attraverso strumenti informatici, numeri di telefono, indirizzi mail, indirizzi di domicilio di familiari ed amici e numerose altre informazioni private e lavorative per elaborare documenti di spionaggio militare.

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SITUAZIONE ATTUALE

Anche in Colombia, come nei restanti Paesi dell’America Latina, l’epidemia del Covid-19 sta esacerbando una situazione sanitaria e sociale che era già critica ancor prima della pandemia.
Hanno fatto il giro del mondo le foto dei drappi rossi appesi fuori dalle finestre di migliaia di famiglie colombiane giunte a non avere più cibo a causa della quarantena proprio perché la loro forma di sostentamento consiste nel lavoro giornaliero.
Nei quartieri come Ciudad Bolivar nel sud della capitale Bogotà, nel municipio di Soacha ma anche nelle città di Cali e Medellin, la gente è scesa in piazza per protestare ed in alcuni casi ha saccheggiato negozi e camion che trasportavano cibo perché gli aiuti promessi dal governo non sono mai arrivati alle loro famiglie.

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SITUAZIONE ATTUALE

Mercoledì 4 marzo il relatore speciali per i Diritti Umani dell’ONU ha presentato a Ginevra il documento riguardante i Difensori dei Diritti Umani in Colombia. Secondo Michel Forst la situazione in varie regioni del Paese è critica e constata il rischio che vivono i leader di fronte agli interessi di gruppi criminali, gruppi armati illegali e agli interessi di attori statali e delle imprese, in un contesto nel quale l’alto indice di impunità converte la Colombia nel Paese con maggior numero di persone assassinate in America Latina (link).
E’ invece esplosa la situazione nelle carceri colombiane dove le persone private della libertà hanno intrapreso una protesta per richiedere misure di attenzione e prevenzione al fine di evitare un contagio massivo da coronavirus. Secondo El Espectador, 23 sono state le persone che hanno perso la vita nelle diverse carceri di Bogotà dopo che gli agenti dell’Inpec hanno iniziato a sparare in maniera indiscriminata a partecipanti (e non) alla protesta.

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SITUAZIONE ATTUALE

Un mese intenso e drammatico questo febbraio 2020.
La guerriglia dell’ELN dal 14 al 17 febbraio ha imposto il “paro armado” in varie regioni del Paese.
Una nuova emergenza è stata poi vissuta nel municipio di Ituango tra la notte di domenica 23 febbraio e le prime ore del giorno successivo dove 863 persone, 312 famiglie circa, sono state costrette a sfollare in maniera forzata dalle zone rurali verso il centro urbano della cittadina a causa della presenza di vari attori armati nell’area come le Autofensas Gaitanistas de Colombia (AGC), la dissidenza del fronte 36 e del fronte 18 delle FARC e la pressione che stanno esercitando nei confronti della popolazione civile.
A fine mese è stato presentato dall’ufficio dell’Alto commissario dell’ONU per i Diritti Umani in Colombia, il nuovo documento annuale per quanto riguarda la situazione dei Diritti Umani nel Paese: decine di massacri, oltre 100 leader sociali e difensori/e dei Diritti Umani assassinati/e, abuso della forza pubblica nelle proteste, mancanza di presenza dello Stato nelle aree rurali, aumento degli omicidi per quanto riguarda la popolazione indigena sono alcuni dei punti che preoccupano maggiormente.

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