Febbraio 2016

SITUAZIONE ATTUALE

Nel mese di febbraio si sono registrati 5 omicidi e alcuni ferimenti per futili motivi. Inoltre, atti legati alla vendetta di sangue sono stati registrati a Elbasan e a Fier. Nel primo caso, la faida, iniziata nel 2006, ha causato la morte di 10 persone; mentre nel secondo il conflitto continua dal 2010, attentato dopo attentato. Come superare il fenomeno? L’antropologo Nebi Bardhoshi propone provocatoriamente una riflessione sull’azione dello Stato: “la vendetta deve essere trattata come un reato contro l’autorità dello Stato (…) perché viola il monopolio statale di amministrare la giustizia (…), lo Stato deve convincere i cittadini della sua pratica”.


CONDIVISIONE, LAVORO e NOVITA' SUI VOLONTARI


Come volontari ci siamo ritrovati ad affrontare il complesso tema della “verità” al fianco delle vittime del fenomeno che seguiamo. Fondamentale è stata la visita di Padre Gianfranco Testa che, in occasione di un incontro sul perdono alla periferia di Scutari, ci ha accompagnati nelle famiglie, donando parole di conforto e speranza. La comunità locale ha partecipato numerosa, regalandoci importanti testimonianze.
P. ha raccontato la storia del nonno, al quale hanno ucciso un figlio. Il nonno ha saputo confrontarsi con la verità, conoscere chi ha commesso l’omicidio e concedergli il perdono, affrontando il suo dolore. P. lo ringrazia perché così gli ha permesso di vivere libero dall'odio e dalle conseguenze di una vendetta.
Ma la verità ha anche altre facce. Una, difficile da accettare, è l’assertiva affermazione di una madre a cui hanno ammazzato una figlia che ribadisce la sua difficoltà a perdonare. “Voi non potete capire cosa prova una madre, perché non siete genitori” – ci dice S. senza rancore. Forse hai ragione S., ma proviamo a camminare insieme, come figli, madri, esseri umani.
Il tema della verità è poi riemerso con una famiglia nella quale l’attesa di una probabile vendetta diventa sempre più opprimente. Non c’è perdono e riconciliazione senza verità e giustizia. Verità significa assunzione di responsabilità e iniziativa, come primo passo per chiedere perdono. Altrove, la verità si manifesta nell’insopportabilità dell’immobilismo e di una condanna che pende sulla propria testa senza data di esecuzione. “Sono stanco della situazione in cui vivo, voglio cambiare la mia vita” – ci confessa E., 22 anni, con la consapevolezza di un uomo che vuole vivere libero.
Infine, salutiamo Alessio, volontario di lungo corso di ritorno in Italia, e lo ringraziamo per il suo personale atto di verità. Diamo poi il bentornato a Giacomo, con la promessa di continuare sulla strada della nonviolenza.

Lavoro con la società civile
Come ogni mese, il 12 febbraio ha avuto luogo a Scutari la Manifestazione mensile. L’idea di “Febbraio 2016 – Un giorno in più per perdonare e chiedere perdono!” coglie l'occasione dell'anno bisestile. Quale modo migliore per sfruttare un giorno in più, se non in direzione del perdono?
Abbiamo invitato i passanti a scegliere un giorno del calendario e a scrivere un pensiero finalizzato ad una buona azione. Oltre ai 300 volantini, abbiamo lasciato ai partecipanti un souvenir che ricordasse loro il gesto da compiere. Nonostante la pioggia scrosciante, hanno compiuto il gesto simbolico 25 persone, tra cui tre rappresentanti dell'Avvocato del Popolo. Abbiamo poi ripetuto la manifestazione, per la prima volta, anche a Tropoja, nella città di Bajram Curri, dove 100 persone hanno ricevuto il volantino e 35 hanno partecipato attivamente. Infine, con l’obiettivo di raggiungere fasce sempre più ampie di popolazione, due volontari hanno rilasciato un’intervista in diretta per il canale locale TV1 Channel.

Rapporto con le istituzioni e il lavoro in rete
Si rafforza sempre più il nostro impegno con istituzioni e associazioni: abbiamo presentato osservazioni e raccomandazioni all’Avvocato del Popolo, in vista del suo report annuale. Parimenti ci siamo confrontati con Liljana Luani, insegnante che si occupa anche di alcune situazioni di vendetta. Infine, nell’ottica di coinvolgere maggiormente la società civile albanese, abbiamo colto l’invito della Facoltà di Scienze Sociali di Tirana per presentare Operazione Colomba e il progetto in Albania ai suoi studenti.