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Concretamente le attività che portiamo avanti nelle zone di guerra sono:
1) la condivisione della vita con i più poveri tra le vittime del conflitto, cercando di aiutarli nei loro bisogni più immediati e condividendo con loro non solo la scomodità delle situazioni d'emergenza, ma anche le paure e i rischi della guerra;
2) la protezione dei civili più esposti alla violenza della guerra, attraverso la nostra presenza, neutrale ed internazionale, che funge da deterrente verso l'uso della violenza e attraverso azioni dirette nonviolente molto concrete;
3) la promozione del dialogo e della riconciliazione, che si attua soltanto vivendo sui diversi fronti del conflitto e che si fonda sulla fiducia che le persone instaurano nei nostri confronti;
4) il lavoro di advocacy a livello politico e istituzionale.
Italia
Operazione Colomba in Italia è impegnata in primo luogo nel supporto e nel coordinamento delle presenze all’estero e in tutto ciò che ne consegue: formazione dei volontari, raccolta fondi, partecipazione ad incontri pubblici di presentazione e promozione delle proprie attività... In secondo luogo in iniziative direttamente rivolte al territorio: corsi di educazione alla pace nelle scuole (elementari, medie e superiori), interventi/lezioni nelle Università, azioni Politiche (come quella per l'istituzione di un Corpo Civile di Pace), partecipazione e promozione di convegni, seminari, campagne pubbliche di approfondimento e sensibilizzazione sui temi della pace e della nonviolenza... E’ inoltre impegnata nel costante monitoraggio di diversi conflitti nel mondo, seguendo con particolare attenzione sia le esperienze, più o meno conosciute, di risoluzione nonviolenta che ne scaturiscono, sia i flussi migratori che ne conseguono, promuovendo eventuali iniziative di sostegno per quanti non trovano rifugio e accoglienza nel nostro paese. La segreteria di Operazione Colomba è a Rimini dove vi lavorano mediamente 3-5 persone (soprattutto volontari); 2-3 lavorano invece da altre città, decentrando così anche l’impegno sul territorio. Ci sono inoltre circa 15 volontari impegnati costantemente in zone di conflitto, mediamente 2 di “lungo periodo” (referenti in loco per 2 anni) in ciascun progetto e gli altri, con disponibilità “medio-breve” (che si avvicendano con maggiore frequenza), distribuiti tra le varie presenze.
Palestina e Israele
Dal 2004 siamo ad At-Tuwani, in Cisgiordania, per sostenere la resistenza nonviolenta dei palestinesi delle colline a sud di Hebron. Il villaggio sorge accanto all'insediamento (e avamposto) di Ma'on, abitato da israeliani nazional-religiosi particolarmente violenti. Questa colonia, in continua espansione, annette a sé i territori dei vicini palestinesi che sono pertanto costretti a vivere sotto la costante minaccia della demolizione delle case e di violenze fisiche. Noi documentiamo e denunciamo tali violazioni, commesse anche dai militari israeliani. Scortiamo i pastori e le famiglie palestinesi attraverso le aree più esposte agli attacchi dei coloni; aggressioni che non risparmiano nemmeno i bambini palestinesi che per andare alla scuola di At-Tuwani devono passare vicino Ma'on. Attualmente, anche grazie al nostro intervento, questi bambini sono paradossalmente scortati da militari israeliani. Noi monitoriamo che ciò avvenga regolarmente. Organizziamo poi campi di animazione per questi bambini e, ovviamente, condividiamo la vita quotidiana del villaggio. Collaboriamo inoltre, attraverso azioni congiunte sul campo, ma anche nell'importante lavoro di advocacy e supporto legale, con associazioni e gruppi israeliani attivi nella difesa dei diritti o che operano per la pace sperimentando alternative alla violenza. E' per noi molto importante anche il rapporto con chi in Israele è più esposto alla violenza, come gli abitanti di Sderot, vittime dei missili lanciati da Gaza, che andiamo regolarmente ad incontrare. E' attraverso la nostra presenza e azione nonviolenta che sosteniamo il diritto all'esistenza di entrambi i popoli e favoriamo percorsi di riconciliazione tra le parti.
Colombia
La Comunità di Pace di San José de Apartadò si trova nel Municipio di Apartadó, dipartimento di Antioquia, nord ovest della Colombia. Attualmente il conflitto armato vede contrapporsi la guerriglia (soprattutto delle FARC), le Forze Armate Colombiane ed i gruppi paramilitari: i civili sono sfruttati o eliminati. Ci sono oltre 4 milioni di sfollati: le zone da dove la gente fugge sono in assoluto le aree del Paese con maggiori risorse (minerarie, agroalimentari e d'acqua dolce). Strategica è poi la posizione geografica: corridoio per Panama per i traffici illeciti. Tutti i gruppi armati, attraverso la violenza, vogliono controllare la terra e le sue ricchezze. I contadini della zona hanno sviluppato nel tempo una strategia di neutralità e nonviolenza al fine di difendere la propria vita ed il proprio territorio. E' così che nel marzo del '97 è nata la Comunità di Pace di San José de Apartadò, composta da circa 1500 persone che si impegnano a: non partecipare alla guerra in modo diretto o indiretto; non detenere armi di nessun tipo; astenersi dal dare appoggio alle parti in conflitto; non chiedere aiuto a persone armate per risolvere problemi personali o familiari; non manipolare né dare informazioni a nessuna delle parti in lotta; impegnarsi a partecipare ai lavori comunitari; non accettare ingiustizie e impunità rispetto a ciò che accade. I volontari di Operazione Colomba condividono con la popolazione locale le condizioni di povertà ed i rischi quotidiani; contribuiscono a ridurre la violenza e lo sfollamento forzato accompagnando nel rientro le persone costrette a fuggire, proteggendo i leader ed i membri della Comunità di Pace nei loro spostamenti, permettendogli così di portare avanti le attività quotidiane.
Albania
Dal 2010 Operazione Colomba è presente a Scutari, in Albania, per sostenere la missione della Comunità Papa Giovanni XXIII nel lavoro che, dal 2004, svolge sul dramma delle “vendette di sangue”. Il Kanun è un Codice Civile risalente al Medioevo e trasmesso oralmente per secoli in Albania. Regola la vita sociale, familiare e individuale di piccoli villaggi. Oggi, nel nord dell’Albania, sopravvive una parte di questo Codice (in forma degenerata) che sancisce che l'onore perduto (a causa di una lite o per l'uccisione di un parente) deve essere pagato con il sangue, dunque con un altro omicidio. Si apre così una faida senza fine che coinvolge intere famiglie ma soprattutto bambini e ragazzi costretti a portare avanti la vendetta o a stare segregati in casa per paura di essere vittime di vendetta. I volontari di Operazione Colomba, insieme ai membri della Comunità Papa Giovanni XXIII e ai volontari in Servizio Civile (Caschi Bianchi) presso di essa, condividono la vita con le famiglie recluse e le sostengono nell’assistenza medica e scolastica. L’obiettivo principale è quello di arrivare a percorsi di riconciliazione fra queste famiglie. Un altro obiettivo, su più ampia scala, è quello di sensibilizzare tutta l'opinione pubblica albanese su questo dramma, con la speranza che si inneschino così meccanismi virtuosi che portino ad una più ampia riconciliazione nazionale.
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