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Robe di Kappa
Sabato 25 Gennaio 2014 11:16


Che cosa fa un Corpo Civile di Pace, Operazione Colomba ad esempio?
In Israele e Palestina,  in questo preciso momento, i volontari stanno accompagnando pastori palestinesi al pascolo, vicino ad una colonia israeliana che si espande e si annette terra illegalmente; li accompagnano e spesso, come pochi giorni fa, vengono arrestati o picchiati al posto loro. Volontari di Operazione Colomba insieme a volontari israeliani che non credono alla violenza dell'occupazione, accompagnano i bambini a scuola  per difenderli dagli attacchi dei coloni estremisti.
Funziona? Si!
Grazie a questa presenza internazionale, da quasi dieci anni attiva a sud di Hebron, il villaggio palestinese di At-Tuwani non è stato distrutto, i bambini possono andare a scuola e si è creata una efficace collaborazione tra palestinesi ed israeliani.
Una scelta nonviolenta potente ed efficace da studiare, sostenere, diffondere.

In Colombia, in un territorio nel nord dello Stato di Antioquia, la Comunità di Pace di San José de Apartadò ha dichiarato le proprie terre Zone Umanitarie, non disponibili a chi usa armi: esercito, guerriglia o paramilitari che siano.
Più di 200 leader della Comunità sono stati trucidati fino al 2007, mentre, da quando è presente una protezione nonviolenta internazionale, tra cui i nostri volontari, non ci sono state uccisioni: nonostante le minacce e gli attentati, le persone possono vivere, lavorare e indicare al Paese intero una direzione diversa da quella dell'espropriazione delle ricchezze a favore delle multinazionali estere;  tutto questo con la presenza di 20 volontari all'anno, in soli 6 anni.

Nel nord dell'Albania, da 4 anni Operazione Colomba ricuce con competenza  e dedizione il tessuto della società lacerato da anni di faide e vendette, sensibilizza la popolazione albanese al problema, al punto da far porre alla comunità europea il superamento della gjakmarrja come requisito per l'ingresso in Europa dell'Albania, studia come guarire attraverso la riconciliazione i traumi della vendetta famigliare, supportata da una rete mondiale di esperti, anche col contributo dei caschi bianchi del progetto sperimentale del 2012.

Non stiamo raccontando atti di bontà privati, stiamo sperimentando, con efficacia, un modello di difesa nuovo, nonviolento, popolare. Stiamo offrendo oggi, adesso, al nostro Paese, la possibilità di essere non una potenza militare, che vende armi, addirittura attraverso i propri Ministri, tentando poi di ripararne con le armi i danni, ma una superpotenza della solidarietà, della risoluzione dei conflitti con mezzi umani, un nodo mondiale in cui si ricerca e si applica come guarire dalla malattia della violenza dell'odio.

Viene chiesta, a noi, ma non all'intervento militare armato, l'efficacia.
accogliamo la sfida, e vi chiediamo per una volta di non sfinirci con la burocrazia, con modelli di progettazione non adatti ai Corpi Civili di Pace, che non sono né l'intervento militare né quello di cooperazione, i due fratelli maggiori un po' troppo ingombranti.
Vi chiediamo di avere, oggi, il coraggio di partire da quello che c'è e funziona, protegge vite umane, fa rifiorire comunità, abbassa il livello di violenza, da' significato alla vita di centinaia di giovani coinvolti nel capire come fermare la violenza e ricostruire dopo la guerra una convivenza.

Uno scenario, come esempio,  replicabile in Albania, Palestina, Colombia: in libano, da alcuni mesi,  un gruppo di volontari vive nelle tende dei campi profughi siriani, vicino al confine, a due passi dalla guerra: così facendo media con la popolazione locale libanese, che ha accolto quasi due milioni di profughi (a qualcuno fischiano le orecchie...) e propone, conoscendo direttamente chi ha subito la guerra, la creazione in Siria di Zone Umanitarie in cui non sia concesso l'ingresso ad attori armati, proprio come in Colombia.
Siamo in un campo profughi, le altre ONG, ma anche l'UNHCR con il quale collaboriamo, sono stupite e ci dicono: questa è la strada, vivere con chi ha perso tutto, conoscere le persone.
E se i volontari fossero 50, 100, sia con esperienza sul campo, che ragazzi in Servizio Civile, con il sostegno del governo italiano?
Si potrebbe evitare forse la guerra in Libano, si potrebbe lanciare una proposta di pace nel vuoto colpevole e assordante di oggi, introdurre un elemento di novità: nella guerra ascoltare la voce delle popolazioni e non dei capi militari!

Vi chiediamo di approfondire le nostre proposte e vi ringraziamo dei 2 minuti che ci avete dedicato (con la lettura di questo testo), siamo certi che saranno gli stessi, non un secondo in più, che concederete al Ministero della Difesa per replicare alla vostra decisione di non vendere né comprare più armi, ma di dar vita e sostegno, primo Paese al mondo, ad un Corpo Nonviolento di Pace.

K.

 
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