Chi vuole credere alla primavera? PDF Stampa E-mail
Mercoledì 28 Dicembre 2016 19:14

Fattore Kappa

Amal era una bambina di poco più di 4 anni, viveva nella tenda più povera del campo profughi più povero di Tel Abbas, nord Libano.
E’ scappata dalla guerra con sua madre, Il padre e i suoi fratellini, tra cui Rabia, 5 anni, paralizzato e sempre sul filo tra vita e morte.
Il padre è sempre via, la vita lo ha sconfitto, a volte in preda alla depressione a volte in cerca di lavori saltuari.
Amal è scappata dalla guerra per finire in un campo profughi invivibile e pochi giorni fa è morta, cadendo in un tombino delle fogne del campo.
Il suo nome in italiano significa “speranza di vita”; quello di suo fratello, Rabia, significa “primavera”: la speranza ora non c’è più, affogata in una fogna, la primavera è fragilissima e malata.
I volontari della Colomba piangono con loro, accolgono le famiglie scappate da Aleppo, città uccisa nel silenzio del mondo, cercano di rispondere alla violenza della guerra, della mancata accoglienza e della mancanza di futuro. A volte sembra un peso insopportabile, a volte sembra di essere nell’unico posto in cui ha senso stare, a fianco dei più poveri tra i diseredati e gli oppressi.
Chi vuole credere alla primavera?

 
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