Agosto 2017

SITUAZIONE ATTUALE

SIRIA
In Siria la situazione più tragica rimane quella della città di Raqqa e delle aree circostanti, dove i civili sono stati usati come scudi umani nelle zone controllate da ISIS e al tempo stesso hanno ricevuto sulle loro case una pioggia di bombe e missili lanciati dalla Coalizione internazionale per coprire l’avanzata delle forze curde. Le Nazioni Unite hanno denunciato in numerose occasioni la poca accuratezza nella selezione dei bersagli e delle conseguenti vittime civili coinvolte. Con l’aumentare della violenza e dei combattimenti nella provincia di Raqqa, centinaia di migliaia di persone hanno dovuto abbandonare la regione.

I volontari hanno incontrato e sostenuto (grazie alla collaborazione con Medici Senza Frontiere) alcuni nuclei famigliari che, dopo aver camminato per settimane (a volte mesi), sono giunti a valicare i confini del Libano approdando in Akkar.
La presenza di Operazione Colomba testimonia come la fine della guerra in Siria sia ancora lontana e come centinaia di persone, ogni notte, attraversino la frontiera pagando ingenti quantità di denaro ai contrabbandieri e mettendo a rischio la loro stessa incolumità.

LIBANO
Sulle montagna lungo il confine tra Siria e Libano, invece, l’esercito libanese ha lanciato un’operazione per liberare le montagne dalla presenza di militanti dello Stato islamico, che da almeno 4 anni controlla quella zona e che si è resa responsabile negli anni di intimidazioni, sequestri e omicidi, incluso quello di soldati libanesi rapiti nel 2014. L’azione militare è durata una settimana, con il supporto di Stati Uniti e Gran Bretagna. Dal lato siriano il gruppo sciita radicale di Hezbollah ha mediato con ISIS e Governo siriano, per garantire ai militanti rimasti e alle loro famiglie, un passaggio sicuro verso la provincia orientale siriana di Deyr e Zor.
Questa mediazione ha portato a numerose critiche verso il movimento sciita di Nasrallah, accusato da Stati Uniti e Governo Iracheno di destabilizzare la lotta all’ISIS a causa del lasciapassare dato ai miliziani di Al Baghdadi rimasti per raggiungere il teatro di guerra orientale, dove si sta combattendo l’ultima battaglia tra le forze in campo e quello che resta del Califfato.
I combattimenti hanno inevitabilmente alzato la tensione nell’area e aumentato i timori da parte dei rifugiati siriani presenti nel Paese dei cedri di possibili rappresaglie e vendette contro la numerosa comunità di profughi, sparsa per tutto il territorio.

CONDIVISIONE, LAVORO E NOVITA' SUI VOLONTARI

Nel mese di agosto i volontari hanno proseguito con il lavoro di condivisione, accompagnamento e testimonianza con i profughi siriani in Libano. Il mese è iniziato con la visita di una delegazione delle Case della Carità e della Caritas di Reggio Emilia: tre rappresentanti hanno portato in dono i proventi di una raccolta fondi organizzata sul proprio territorio, grazie ai quali è stato possibile seguire e aiutare quelle situazioni, spesso sanitarie, più bisognose.
Nei quattro giorni di permanenza hanno condiviso la vita e il lavoro dei volontari della Colomba, portando una ventata di aria fresca in un momento di grande stanchezza e tensione.
Verso metà mese è arrivata in Libano la “Civil March for Aleppo”, marcia per la pace partita da Berlino lo scorso Dicembre, con l’obiettivo di ripercorre a ritroso la tratte dei migranti siriani, per denunciare l’assedio allora presente ad Aleppo. La marcia partita da Beirut è arrivata a Tripoli e si è conclusa proprio al campo di Tal Abbas dove è presente Operazione Colomba, grazie alla quale è stato possibile realizzare l’emozionante incontro tra i cittadini europei marcianti e alcuni profughi siriani del nord del Libano. Questa è stata un’occasione per scambiare le proprie esperienze di vita e per riflettere sulle possibili prospettive per la Siria, quali la Proposta di Pace dei profughi siriani.
Numerosi sono stati i casi sanitari accompagnati in questo periodo, in particolare quello di un uomo rimasto paralizzato in seguito ad un errore medico (al quale la sanità Libanese ha comunque richiesto di pagarsi tutte le cure rese necessarie); un ragazzo che non aveva i soldi per finire il ciclo di chemioterapia che può salvargli la vita; un vicino di tenda che dopo aver visto la rovina della guerra, il ferimento di sua figlia e aver sperimentato per anni la durezza della vita nei campi profughi in Libano, ha cominciato gradualmente a perdere lucidità e sprofondare nella follia diventando pericoloso per sé e per gli altri.
Particolarmente doloroso è stato infine accompagnare gli ultimi giorni di vita Sheik Hussama che ci ha lasciati dopo mesi di malattia e sofferenza, senza che i suoi bisogni fossero stati accolti da organizzazioni locali ed internazionali.
Queste storie purtroppo quotidiane, ci richiamano all’importanza di proteggere le categorie più vulnerabili del conflitto siriano e a quanto sia diventato fondamentale lavorare sui pilastri della riconciliazione e contro la violenza, per costruire un dopoguerra che non sia fatto solamente di investimenti economici, ma anche di cura e ricucitura delle ferite nel tessuto sociale e umano.

Infine la Proposta di Pace dei profughi siriani continua a camminare!
Nel mese di agosto i volontari hanno accompagnato il portavoce dell’appello in visita a comunità di rifugiati nella valle della Bekaa, nell’est del Libano. Le comunità incontrate hanno ascoltato con interesse i punti descritti nel documento evidenziando, in alcuni casi, le loro perplessità e i loro timori.
Operazione Colomba sostiene e continuerà a sostenere i promotori di questa iniziativa in quanto essa rappresenta una delle poche luci in un conflitto sempre più sanguinoso.
Il cammino rimane lento, ma costante e non si vedono altre alternative costruite dal basso e che riprendano le voci di chi ha pagato il prezzo più alto della guerra.