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Cosa succede a Buenaventura? PDF Stampa E-mail
Lunedì 05 Giugno 2017 21:10

Colombia

“Abbiamo fame, sete. Siamo stanchi degli assassinii, massacri, sfollamenti, violenze. Non ce la facciamo più senza lavoro, senza scuole, senza ospedali. Non ci sono strade, non c’è energia. Ci trattano come immondizia per toglierci dalla terra vicina al mare nel quale possiamo per lo meno pescare per non morire. Nonostante ciò, siamo allegria, siamo vita, siamo libertà.

Per questa zona passa tutta la ricchezza della Colombia e per questo popolo passa terrore. Quando scioperiamo in pace, perché non si continui a seppellirci vivi, perché non si continui a pretendere che qui non vive nessuno, che non esistiamo, che questo è un deserto nel quale possono disegnare e costruire porti, centri commerciali e centri di scambio della “classe mondiale”, la risposta è mandare l’ESMAD e mettere in atto una linea di guerra. Guerra tutti i giorni, ma la guerra, Presidente Santos, non risolve nulla. Quando denunciamo la “casa de pique” dove annichiliscono le nostre vite, la risposta è guerra. Quando esigiamo le scuole, guerra. Salute, guerra, elettricità, guerra […]”.

Da metà maggio circa 200.000 persone a Buenaventura sono in movimento proclamando uno sciopero civico per la miseria e la violenza in cui sono costrette a vivere nonostante siano nella città con il più grande porto sudamericano del pacifico.
Operazione Colomba, circa due anni fa, era andata a conoscere la drammatica realtà che vivono gli abitanti di questa città nella quale circa 1000 persone avevano creato il primo spazio umanitario urbano. Anche per questo motivo, sebbene da lontano, seguiamo con grande apprensione quanto sta avvenendo in questa parte di Paese nel quale continua una sporca guerra. Mai come ora si era vista a Buenaventura questa moltitudine di esseri umani, stanchi e belli, marciare con dignità. La risposta governativa è stata la repressione. Nei mass media internazionali tutto tace. Il Comitato dello sciopero civico ha chiesto un gesto umanitario agli impresari, alle compagnie di trasporto delle merci che si muovono attraverso il porto di Buenaventura, così come agli azionisti della Società Portuaria, del TCBUEN e del porto di Acqua Dolce, sollecitando che autorizzino la sospensione del trasferimento della loro mercanzia da e per questi porti come gesto umanitario che possa contenere l’azione repressiva del governo colombiano.


Ma cosa sta succedendo a Buenaventura?
Riportiamo tradotto un articolo scritto da Gustavo Veiga e pubblicato nella pagina web dell’editoraliale desde abajo.

“I cinque anni di vigenza del Trattato di Libero Commercio (TLC) tra Colombia e Stati Uniti si possono riassumere nel paradosso di Buenaventura. E’ il porto marittimo più moderno e importante del Paese. E’ stato inaugurato lo scorso marzo. Il 70 % del commercio esce all’estero dalla sua baia protetta di acque profonde.
Però la sua città ubicata a 7,6 kilometri è paralizzata dalle continue mobilizzazioni e scioperi dei suoi abitanti. La disoccupazione arriva al 62% ed il lavoro informale al 90.3%, secondo i dati ufficiali del Dipartimento Nazionale di Pianificazione (DNP). In questo luogo, dove la miseria contrasta con un investimento portuario che supera i 500 milioni di dollari, il TLC dimostra l’iniquità della sua applicazione e una presenza dello Stato che non ha proporzioni.
“La gente non ce la fa più” si legge nei cartelli della popolazione afroamericana in questa zona del Caribe colombiano. L’accordo firmato nel 2006 da George W. Bush e Alvaro Uribe di fatto materializzato da un lustro, è motivo di controversia. Le sue cifre sono visibili se non nelle statistiche dei funzionari. L’emarginazione e le proteste in Colombia invece si vedono.
Il TLC che il Presidente Juan Manuel Santos con gli impresari della camera del Commercio Colombo- Americana ha festeggiato lo scorso 15 maggio in occorrenza del suo quinto anniversario, è lontano dal raccogliere l’unanimità.
Il Ministro del Commercio, dell’Industria e del Turismo, Marìa Claudia Lacouture, ne esalta i vantaggi sulla competizione: “gli Stati Uniti sono il principale socio commerciale della Colombia. Dei 32 su ogni 100 dollari che riceviamo sulle vendite di prodotti nazionali all’estero, proviene dalla nazione nord americana. Allo stesso tempo, il 26% delle nostre importazioni si realizzano in questo mercato”, ha aggiunto [...]
C’è chi non la pensa allo stesso modo. Il Centro di Studi del Lavoro (CedeTrabajo), fondato nel 1979, ha pubblico nel suo portale un articolo critico:“Dai tempi della negoziazione il Trattato di Libero Commercio con gli Stati Uniti è stato presentato all’opinione pubblica come un piano di apertura economica atto a promuovere lo sviluppo industriale e agrario in modo tale che la Colombia potesse triplicare le sue esportazioni e importare tecnologia. Il risultato è però il contrario perché al compiere 5 anni il bilancio dei risultati dimostrano che è stato il peggior affare della storia” scrive Leònidas Gòmez-Gòmez, un liberale di sinistra che fu candidato come Governatore nel Dipartimento del Santander nel 2015 arrivando secondo.
Inoltre questo stesso spazio di riflessione ha apportato dati concreti riguardo al trattato: tra il 2012 e il 2016 la Colombia ha perso 2 bilioni di pesos nel commercio con gli Stati Uniti, circa 9,657 milioni di dollari.
Se si tolgono le esportazioni minerarie, il deficit commerciale con la principale potenza arriva a 30.000 milioni di dollari, durante il periodo in cui è stato in vigore il TLC.
Però soprattutto, prima dell’accordo il surplus era di 8.244 milioni di dollari mentre ora il deficit è salito a 1.414 milioni rappresentando una caduta del 117%.
Due esempi: perché la Colombia acquisti una tonnellata di cellulari deve esportare 777 barili di petrolio. Dall’implementazione del TLC si sono riusciti ad esportare appena 38 nuovi prodotti, afferma il CedeTrabajo.[…]
Il commento del politico di estrema destra Uribe dopo pochi giorni dalla firma a Washington e che ora si riduce ad essere caricatura su un foglio, recitava: “Ognuno di noi si deve convertire in un pedagogo del Trattato di Libero Commercio. Uno sforzo di 22 mesi di negoziazione che rappresenta una grande opportunità e una meta per la nostra Patria”.
Il Presidente Santos sottoscrisse gli stessi argomenti del suo avversario politico adducendo che deficit commerciale con gli Stati Uniti si era ridotto del 70% nel 2016. […]
Nel 2011, quando si strutturò il TLC, aveva commentato: “Oggi è un giorno storico per le relazioni tra Colombia e Stati Uniti ed è un giorno storico per gli impresari e i lavoratori colombiani, per l’inserimento della Colombia nel mondo”.[…]
Santos a marzo ha viaggiato a Buenaventura per l’inaugurazione del porto, un paio di mesi prima che iniziassero le molteplici proteste sociali . L’aspettativa di 250 mila nuovi posti di lavoro per la Colombia prodotti dall’accordo -secondo la Casa Bianca- è invisibile agli occhi di questa città castigata dalla crisi e dall’abbandono del governo nazionale.
Medicine, minerali, pneumatici, prodotti laminati e alimenti come frutta, funghi, yogurt, formaggio fresco, farina di mais e grano, olio, cioccolato, miele, palma, gamberi e gamberoni sono esportati negli Stati Uniti. Lacouture, Ministro del Commercio, non vede il lato oscuro della luna. Vede la faccia del sole: “Erano 115 i progetti d’investimento con capitale statunitense che si sono sviluppati in Colombia tra il 2012 e il 2016 generando 22.518 impieghi diretti o indiretti”.
Se è così, non si raggiunge il 10% delle opportunità lavorali con le quali si entusiasmò Santos nell'ottobre 2011 quando il Congresso degli Stati Uniti convalidò il TLC: “Si creeranno 250 mila nuovi posti di lavoro, si aumenterà l’esportazione del 6%, ci saranno più investimenti per le infrastrutture, l’industria, più sviluppo e meno povertà”, aveva dichiarato.
Se si visita Buenaventura cinque anni dopo -dove c’è uno dei porti con maggior flusso commerciale del Sudamerica-, il coprifuoco che vige dalle 18 alle 6 del mattino seguente fa crollare qualsiasi discorso politico. La popolazione urbana del municipio (381.746 abitanti) chiede salute, educazione, acqua potabile e soprattutto lavoro. Lo Stato reprime ed uccide con gli squadroni mobili antidisturbo, il suo esercito di occupazione dove il Trattato di Libero Commercio è una scorza vuota”.

Fonti:
https://colombiaplural.com/buenaventura-dejen-mover-contenedores-dejen-reprimir/
https://www.desdeabajo.info/colombia/31639-la-poca-dicha-de-buenaventura-con-el-tlc.html
http://www.eltiempo.com/colombia/cali/reclaman-acuerdos-para-terminar-paro-en-buenaventura-92274

 
 
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