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Eterni resistenti PDF Stampa E-mail
Sabato 03 Giugno 2017 18:31

Colombia

Recita Malcom X: “Se non state attenti, i media vi faranno odiare le persone oppresse e amare quelle che opprimono”.

Sono tanti e lunghi da spiegare i punti per descrivere una realtà che si fa di giorno in giorno più complessa o forse maledettamente semplice quasi a risultare banale, da spiegare.

 

 

Gli scioperi di un’intera popolazione nel Chocò e Buenaventura (principale porto colombiano sul Pacifico) che denunciano per l’ennesima volta la completa assenza dello Stato di fronte alla drammatica situazione riguardante la povertà e la sicurezza, per citare le due cause principali.

In una delle tante marce degli ultimi giorni una donna sorregge un cartello con la scritta: “Ci hanno tolto talmente tanto da toglierci anche la paura”.

In entrambe le regioni sono infatti presenti gruppi paramilitari che hanno causato nuovi sfollamenti forzati e ucciso leader sociali e difensori dei Diritti Umani dopo la firma dell’accordo di Pace. L’ultimo documento mondiale sullo sfollamento interno disegna un panorama drammatico per i 7,2 milioni di colombiani costretti a fuggire. Manifestazioni represse con la violenza, 13 poliziotti uccisi nell’ultimo mese nel nord del Paese da parte del Clan del Golfo (AGC, neoparamilitari) come rappresaglia per gli ultimi arresti ad alcuni suoi membri, anche se c’è chi pensa tra i tanti “esperti” del conflitto armato, che siano azioni per ottenere un negoziato con il governo colombiano, per essere chiamati in causa come attori della guerra.

Sono appena giunte nell’Urabà, dove Operazione Colomba è presente, forze speciali per fermare il “plan pistola” (attentati contro la forza pubblica) ed aumentare così la sicurezza nella zona.

Una maggior militarizzazione del territorio, insomma, è questa la soluzione per “raggiungere la Pace” annunciata dal Ministero della Difesa.

Ancora bambini morti per denutrizione nella Guajira, terra resa completamente arida a causa dell’estrazione mineraria.

Combattimenti tra gruppi paramilitari e l’altra guerriglia ancora attiva nel Paese, l’ELN.

L’esercito combatte a sua volta i dissidenti delle FARC che non si sono smobilitati mentre gli altri gruppi armati illegali fanno presenza nei territori lasciati liberi dalle FARC e abbandonati dal Governo.

Il record nell’anno 2017 nel numero di ettari coltivati a coca, in contrasto con l’inizio ufficiale del programma di sostituzione manuale e volontaria delle coltivazioni illecite. Secondo i dati delle Nazioni Unite si è registrato nell’ultimo anno un incremento del 40%.

Imprese lodate per aver rinunciato al “carbone insanguinato” della Colombia ma non si racconta l’altra faccia.

Nuove preoccupanti sentenze della Corte Costituzionale che mettono a rischio l’implementazione degli Accordi di Pace. Solo per citare a grandi linee gli avvenimenti degli ultimi mesi.

E ci sono loro, eterni resistenti che ancora una volta col coraggio di chi conosce fin troppo bene che il costo dell’azione potrebbe equivalere alla morte, salgono su un aereo con destinazione Bogotà per denunciare di fronte alle più alte cariche del Governo una realtà che dopo 20 anni non è poi purtroppo così cambiata. Non si vergognano a far trapelare la paura, paura che deriva dalle minacce già più volte ricevute nel corso di questi ultimi mesi da parte di gruppi paramilitari: “Morte a coloro i quali apriranno la bocca”.

Nonostante ciò, ho davanti agli occhi e al cuore una grande prova di ciò che significa la convinzione profonda che solo la verità ti renderà libero. Non li vedi tentennare, sanno che la situazione è critica e che è la loro terra ciò che vogliono. Ma camminano, instancabili tra coltivazioni di mais, riso, fagioli e cacao. Dove trovano ancora una volta la forza per lottare lo devi chiedere a loro, che hanno scelto il sentiero, in salita, della nonviolenza. Perché se una cosa ho chiara, dopo questi anni vissuti al loro fianco, è che questa è sì l’unica via, ma una via erta, faticosa che richiede continuo nutrimento perché così facilmente abbandonabile da chi non l'alimenta giorno dopo giorno.

La resistenza di questi contadini è anomala, in una terra dove la cosa migliore che puoi fare per non avere problemi è tapparsi occhi ed orecchie o collaborare.

Mi si avvicina Morelia e dopo un primo momento di classiche battute stile colombiano, torna seria: “Sai, ho paura, dopo questo incontro a Bogotà pensi che lo uccideranno?”. Avrei tanto voluto poterle dire di no, ma non l’ho fatto perché in fondo entrambe sappiamo che non è così. La realtà di questo Paese ora è proprio questa, 51 leader di Comunità in Resistenza, richiedenti terra e difensori dei Diritti Umani uccisi in questa prima parte dell’anno. Il disegno è fin troppo chiaro, eliminare chi si oppone allo sviluppo incentrato sull’estrazione mineraria. Eloquente il grido internazionale che hanno elevato pubblicamente, in occorrenza del ventesimo anniversario, questi eterni resistenti: “No, no retrocedemos. Los asesinos podrán apagar nuestra vida pero jamás nuestros sueños” (Non retrocederemo. Gli assassini potranno spegnere la nostra vita ma mai i nostri sogni).

Silvia

 
 
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