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Implementazione degli accordi di Pace... Quale futuro? PDF Stampa E-mail
Mercoledì 08 Febbraio 2017 16:57

Colombia

Sono state difficili da digerire le parole del Ministro della Difesa Villegas rilasciate in un’intervista radiofonica lo scorso 11 gennaio: “Non c’è paramilitarismo in Colombia e accettare la sua esistenza significherebbe dare delle garanzie politiche a chi non se le merita. Ci sono assassinii ma non sono sistematici. Se lo fossero sarei il primo ad ammetterlo”.

 

Il Centro Nazionale di Memoria segnala che su un totale dei 1123 municipi del Paese, in 339 c’è la presenza di “gruppi armati illegali post smobilitazione” principali responsabili in Colombia delle violazioni ai diritti umani. Un documento di Indepaz constata la presenza di minimo 14 strutture “narcoparamilitari” in 338 municipi del Paese.
Gruppi come il “Clan Usuga” (conosciuti anche come “Los Urabeños” o “Clan del Golfo”) hanno espresso il desiderio di essere riconosciuti e di entrare a far parte dei negoziati di pace. Si sono autoproclamati come paramilitari e si fanno chiamare “Autodefensas Gaitanistas de Colombia” portando un fazzoletto al braccio con l’acronimo AGC. Stanno riunendo la popolazione civile nella zona dove operano anche volontari internazionali, i quali sono testimoni della loro presenza sul territorio.
Inoltre, in questo primo mese del 2017, sono già stati assassinati 13 leader e difensori dei diritti umani, l’ultimo dei quali è stato l’assassinio di Porfidio Jaramillo Bogallo, da due anni circa fortemente minacciato per aver avanzato la domanda di reclamo della sua terra usurpata a causa del conflitto armato. Aveva sollecitato negli ultimi mesi lo schema di protezione che la “Unidad Nacional de Protección”, organo governativo, rilascia alle persone sotto minaccia, ma la sua domanda è stata negata.
Come non riconoscere quindi la sistematicità di queste uccisioni? Sussiste una disinformazione in Colombia e a livello internazionale estremamente preoccupante. Ong come “Ascamcat”, “Fundación Paz y Reconcilación” e “Cumbre Agraria” attribuiscono questi attacchi ai paramilitari. Nel Cauca sono circolati 9 volantini firmati “Aguilas Negra” e AUC nei quali vengono minacciati settori politici della sinistra e movimenti contadini. Fatti simili si stanno presentando nel Putumayo, Cordoba e Santander.
Organizzazioni sociali che lavorano in difesa dei diritti umani hanno espresso la propria preoccupazione di fronte alla mancanza di azioni da parte del governo colombiano che, in base a quanto accordato con le FARC, ha dichiarato di impegnarsi nella creazione e conformazione di una unità investigativa e di smantellamento delle strutture paramilitari.
Anche l’ONU si è fatta sentire lanciando una allerta sull’intento dei gruppi paramilitari di occupare gli spazi storicamente sotto controllo delle FARC. Il primo documento presentato dalla missione delle Nazioni Unite in Colombia al Consiglio di Sicurezza è disponibile perché la comunità internazionale possa leggere le parole di Antonio Guterres, Segretario Generale dell’ONU che commenta: “Un esempio concreto dei problemi che sta affrontando il Paese nella sua transizione verso la pace è che alcuni gruppi armati, paramilitari o di altro tipo, si muovono verso le zone abbandonate dalle FARC dove potrebbero intentare di stabilire violentemente il controllo”.
Alcune comunità continuano a denunciare oltretutto la presenza di gruppi paramilitari nelle vicinanze delle zone dove si stanno raggruppando i membri delle FARC senza che ci sia una reazione della Forza Pubblica.
“Se la Forza Pubblica non prende il controllo, tutto il processo di pace è in grave rischio in questa zona (regione di Cordoba, ndr)” è l’avvertenza di alias “El Flaco” uno dei comandanti del 18° fronte delle FARC. Mentre le comunità contadine e la guerriglia lavorano per sradicare le coltivazioni di coca, i paramilitari arrivano per mantenere e ampliare, a sangue e fuoco, le coltivazioni e il narcotraffico.

Intanto il 24 gennaio, il Presidente francese Hollande ha visitato la sede locale del Meccanismo di Monitoraggio e Verificazione delle zone di aggruppamento della guerriglia nel Cauca. Il giorno dopo, Rodrigo Londoño, massimo comandante delle FARC, ha reclamato via Twitter per il ritardo nella costruzione delle infrastrutture nelle zone e nei punti previsti per l’aggruppamento delle FARC. Nonostante ciò, l’amministratore delle suddette zone, Carlos Cordoba, insiste nel comunicare che per il 31 gennaio le aree saranno pronte per permettere l’arrivo della guerriglia che lavorerà nella costruzione degli alloggi. Nel frattempo, il Ministro della Cultura ha annunciato che porterà biblioteche mobili in 20 zone ed il SENA (servizio nazionale per l’apprendistato) offrirà insegnamenti agli ex combattenti.
Il Senato e la Camera hanno approvato il progetto di legge che regolerà la partecipazione del movimento politico “Voces de Paz” nei dibattiti sulle norme necessarie per implementazione dell’accordo di pace. Il progetto prevede che questo movimento abbia tre rappresentanti alla Camera e tre al Senato e che i sei possano intervenire nei dibattiti con la stessa facoltà dei congressisti, eccetto il voto.
E’ passato al Congresso il dibattito sulla liberazione dei minori che permangono negli accampamenti della guerriglia. Il Governo e le FARC hanno informato di aver raggiunto un accordo sul tema trattato all’Avana riguardante il reinserimento di bambini ed adolescenti. La liberazione dei minori è già stata annunciata quattro volte dal 2015 senza grandi risultati, generando forti critiche da parte di distinti settori politici e della società civile. C’è da ricordare che la partecipazione di minori di 15 anni nei conflitti armati è proibita dal Diritto Internazionale Umanitario e la Corte Penale Internazionale lo considera un crimine di guerra. Il Presidente del Senato Mauricio Lizcano ha avvertito che se le FARC non liberano i minori combattenti, il Congresso “potrebbe prendere delle misure sulla celerità dell’implementazione degli accordi”. Di fronte a questa avvertenza, il comandante delle FARC ha fatto sapere che “non cederemo alle pressioni di sporche campagne sul tema dei minori”. La Commissione di verifica incaricata di monitorare e seguire questo delicato processo (conformata da CONPAZ, ANZORC E COALICO) denuncia che il protocollo utilizzato per il reinserimento dei dimori delle FARC usciti dalle fila del gruppo guerrigliero, è stato improvvisato e non contava con l’adeguata pianificazione dei luoghi di accoglienza nè con sufficienti informazioni per i minori.
Con un atto simbolico realizzato alla “Casa de Nariño” (residenza Presidenziale), Santos ha ufficialmente chiuso il Tavolo dei negoziati della Avana in funzione dal 2012 al 2016. Durante la cerimonia ha annunciato i nomi di tre dei cinque integranti della commissione incaricata di eleggere i magistrati della Giurisdizione Speciale per la Pace: Diego Garcia-Sayan (ex presidente della Corte Interamericana per i Diritti Umani), Josè Francisco Acuña (magistrato della Corte Suprema di Giustizia) e Maria Camila Moreno (direttrice del Centro Internazionale di Giustizia Transizionale). La Commissione sarà completa quando anche la Corte Europea per i Diritti Umani e il Sistema Universitario Statale nominerà i propri delegati.

 
 
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