Giugno 2017

SITUAZIONE ATTUALE

Il 25 Giugno in Albania si sono tenute le elezioni parlamentari, con un’affluenza al voto generalmente molto bassa. Per le famiglie in vendetta recarsi alle urne può costituire un grave pericolo e, in questo modo, il diritto fondamentale di voto viene minato. Secondo i media albanesi sarebbero circa 700 le persone coinvolte in questioni di vendetta che, nel nord del Paese, rischierebbero la vita se andassero a votare.

Inoltre, anche questo mese è stato registrato un caso di vendetta di sangue.
A Scutari, un uomo, sospettato di essere complice di un omicidio commesso nel 2001, è stato ferito. La causa del ferimento è molto probabilmente collegata al crimine commesso 16 anni prima.

CONDIVISIONE, LAVORO E NOVITA' SUI VOLONTARI

Questo mese è stato concesso un breve permesso d’uscita dal carcere ad un membro di una famiglia in vendetta che seguiamo da anni. Il ritorno del ragazzo ha suscitato forti emozioni nella famiglia e ha risvegliato ricordi difficili da affrontare. Tuttavia, durante le visite svolte, abbiamo notato il profondo affetto che, in quei giorni, ha legato l’intera famiglia. Al termine del permesso, abbiamo riaccompagnato il ragazzo in carcere non solo per garantirne la sicurezza, ma anche per permettergli di condividere con il padre e con noi alcune considerazioni importanti rispetto al suo presente, al suo passato e al futuro che lo aspetta.
I nostri rapporti con le famiglie in vendetta si basano su una stretta relazione di fiducia, costruita nel tempo. A questo proposito, stiamo consolidando il rapporto con una famiglia il cui capostipite è autorecluso da anni. Quest’ultimo, proprio questo mese, ci ha fatto richiesta di un accompagnamento. Si tratta di un passo importante perché, oltre a dimostrare il suo desiderio di libertà, indica anche la volontà di affidarsi al nostro lavoro.
Purtroppo la relazione di fiducia non sempre è sufficiente. Durante la visita ad una signora, madre di una famiglia in vendetta, che con le sue parole di pace e perdono ci aveva colpito in precedenza, ci è stato chiesto di non ripresentarci; i vicini l’hanno più volte interrogata sui motivi della nostra presenza, mettendola a disagio. Sapendo come lei abbia piacere di vederci e parlarci, proveremo nelle prossime settimane a trovare una soluzione, con la speranza di non dover interrompere un rapporto così arricchente.
Nelle ultime settimane siamo stati contattati da una nuova famiglia in vendetta, che recentemente ha subito minacce. Abbiamo svolto una ricerca nel nostro archivio per ricostruire le origini della faida e al momento siamo in attesa di ulteriori informazioni per capire se e come procedere.
Anche questo mese ci siamo recati a Tropoja per alcune visite molto significative. Abbiamo ricevuto aggiornamenti da una famiglia che sta cercando di risolvere il proprio conflitto e abbiamo continuato il lavoro di mediazione tra altre due famiglie in faida. Rispetto a quest’ultimo caso, ancora persiste una forte incomunicabilità e chiusura tra le parti, tanto che la situazione è entrata in una fase di stallo.
Ringraziamo Eugenia, nuova volontaria arrivata questo mese, ed Elena, che dopo tre anni è tornata a Scutari per sostenere il progetto. Elena ha ritrovato le famiglie che seguiamo più serene ed è rimasta molto colpita nel constatare il loro cambiamento positivo.