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“Una prima impressione” PDF Stampa E-mail
Venerdì 10 Marzo 2017 15:46

Albania

Anche se sono molto importanti, non mi soffermerò a descrivere le persone che mi hanno accolto; non le conosco bene, solo una cosa penso sia importante sapere: sono qui per  Operazione Colomba, il Corpo Nonviolento di Pace della Comunità Papa Giovanni XXIII, di cui ora anch’io faccio parte. Siamo a Tropoja, un bellissimo distretto situato a Nord-Ovest dell'Albania, al confine con il Kossovo; qui dove il fiume Valbona taglia in due le colline rocciose formando una sorta di valle, da una parte e dall'altra del fiume sorgono le due zone divise: Nikaj e Merturi.
Attualmente l'insieme delle due zone ha preso il nome di Lekbibaj, quasi come se fosse un modo per dimenticare il passato dei due villaggi, anche se attualmente non conosco il vero motivo di questo cambiamento. Ci troviamo in Zona B, vicino alle suore francescane che abitano a Dushaj, in un appartamento di un edificio occupato dopo la caduta del comunismo.  
Si respira un’aria pura, incontaminata, e provo un senso di “ritorno al passato”; si vedono pastori, contadini e bestiame libero per i prati. La presenza di un solo ponte per tutta la lunghezza del fiume fa sì che molti usino la barca per trasportare persone e materiale da una riva all'altra. Ma il lavoro più innovativo lo fanno le persone addette a sgomberare dai sassi, che spesso franano dalle pareti rocciose, l'unica strada asfaltata che porta in paese.
Una delle caratteristiche principali di Operazione Colomba è condividere il proprio tempo con le famiglie vittime del fenomeno delle “vendette di sangue”, direttamente nelle loro case. Quindi si programmano e si effettuano visite e attività giornaliere, per monitorare le situazioni.
La mia seconda visita da quando sono qui è stata da Leke. In un frangente, questo signore, che ci ha ospitati cordialmente in casa, parlava della crudeltà che ci fu durante la guerra; paragonando gli uomini agli animali, ci dice che c'è una sola differenza: gli animali vivono come l'uomo ma rispettano il pianeta, mentre l’uomo vive come gli animali ma distrugge il pianeta, e afferma che un giorno tutti pagheranno per questo.
Mi ha quindi stupito il fatto che ieri la persona in conflitto con lui abbia espresso un'affermazione molto simile; parlandoci del virus che sta affliggendo i pini nella sua zona, diceva che Dio ci sta punendo perché ci siamo allontanati da lui; terminando diceva che più l'uomo si allontanerà da Dio, più pagheremo per questo.
Per un momento ho sentito un leggero brivido lungo la schiena trovando una qualche logica nelle parole di questi due uomini.
Questa similitudine mi ha molto colpito. Due uomini così distinti, con un pensiero comune ma con interpretazioni diverse; due uomini divisi da una faida; due esseri umani; troppo orgogliosi e pieni di sé per chiedersi scusa, e perdonarsi, ma a volte fragili come bambini che vorrebbero solo vivere in pace.
Una parola giusta dà loro conforto, una sbagliata li ferisce.
Questi due sono così lontani da molti dei miei ideali, tanto che alcune volte faccio fatica a provare compassione per il loro dolore. Per alcuni istanti ho pensato addirittura: “si vede che così deve andare, si vede che qualcosa hanno fatto per meritarsi questo”; lo penso per cercare una risposta alle domande che mi affliggono. Cerco quel “motivo” per il quale queste persone, in questa vita, si trovino in questi contesti a vivere determinate situazioni.
Ma quel motivo non lo trovo e non riesco a spiegarmelo.
Per ora so che per lo stesso motivo, io, noi di Operazione Colomba, siamo qui, ora.
Venire a conoscenza di quante ingiustizie si sono riversate su chi colpe non ne aveva, e quante ancora ce ne potrebbero essere in futuro, mi smuove, è come prendere un pugno nello stomaco.
Potrei essere in migliaia di posti diversi in questo momento, ma ho scelto di essere qui, a condividere il dolore e la gioia di questi due uomini.

Daniele

 
 
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