Come avrete notato, abbiamo iniziato il 2018 lanciando il nuovo sito di Operazione Colomba: siamo passati su una piattaforma più sicura, importando tutti gli articoli del vecchio sito.
Abbiamo rinnovato la grafica e ottimizzato la struttura, rendendo ora il sito più ordinato e facilmente accessibile anche da smartphone e tablet.
L'obiettivo, ovviamente, è quello di offrire sempre una migliore fruibilità ai contenuti e alle attività che Operazione Colomba propone per la Pace e la nonviolenza in zone di conflitto.
Uno "spazio" di incontro, approfondimento, riflessione, sostegno... in continua evoluzione grazie al contributo di tanti volontari dall'estero e dall'Italia: a tutti voi, grazie ancora!

Operazione Colomba

Leggi tutto...

 

Advocacy

Livello istituzionale – legislativo italiano

- Il primo importante passo è stato quello del 1972, con l'approvazione della legge n.772 che istituiva il Servizio Civile e riconosceva l'Obiezione di Coscienza.

- Nel 1985 con la sentenza n. 165 del 24 maggio la Corte Costituzionale ha dichiarato che l'obbligo di "difesa della Patria" può essere adempiuto anche senza l'uso delle armi.

- La nuova legge sull'Obiezione di Coscienza, n.230/1998, permette all'obiettore di svolgere il Servizio Civile allo scopo di ricercare e sperimentare forme di Difesa Civile Non Armata e Nonviolenta (art. 8 comma e). Inoltre sempre la medesima legge all'art. 9 comma 7 e 11 disciplina la possibilità per l'obiettore di prendere parte a missioni umanitarie all'estero.

- Collegati alla legge sull’Obiezione di Coscienza, il 14 aprile 1998 sono stati approvati anche tre ordini del giorno: sulla formazione alla Difesa Nonviolenta, sull'Obiezione alle Spese Militari (OSM) e sulla costituzione dei Caschi Bianchi.

- Risoluzione Saonara 7-00987 del 16/11/2000 della XIV Commissione della Camera dei Deputati Politiche della Unione Europea in materia di "Evoluzione del Servizio Civile Volontario" dove il Governo si impegna:

1) ad elaborare un piano di azione per interventi nel settore della gestione delle crisi con strumenti non militari;

2) perfezionare risposte non militari dell’Unione Europea;

3) evolvere il Servizio Civile volontario in ambito europeo, con l’impegno a rafforzare i principi di costruzione della pace.

- Il 06 marzo 2001 è entrata in vigore la nuova legge n.64 di "Istituzione del Servizio Civile nazionale" che all’art. 9 prevede la possibilità che il Servizio sia svolto all’estero per "interventi di pacificazione e cooperazione fra i popoli, istituite dalla stessa Unione Europea o da organismi internazionali operanti con le medesime finalità (…) resta salvo quanto previsto dalla legge 230/98".

- DPCM del 18/2/2004, integrato col DPCM del 29 /4/2004: costituzione di un "Comitato di consulenza per la Difesa Civile Non Armata e Nonviolenta" DCNAN

- Nasce nel 2007 (su desiderio della Ministra Sentinelli) il Tavolo Interventi Civili di Pace (ICP),  come luogo di dialogo tra Ministero degli Esteri, Ufficio Nazionale del Servizio Civile e Organizzazioni Non Governative italiane. In seguito è rimasto attivo come luogo di confronto e di coordinamento della società civile italiana che interviene in zone di conflitto, in Italia e all'estero, per favorire i processi di pace e la trasformazione dei conflitti.

- 2011. Attraverso il Comitato Difesa Civile Non Armata e Nonviolenta (DCNAN), viene approvato un Progetto sperimentale di Servizio Civile Nazionale all'estero (in Albania), intitolato "Caschi Bianchi oltre le vendette"

Livello istituzionale – legislativo europeo

Nel contesto Europeo (sia nell’Unione Europea che nell'OSCE) il dibattito coinvolge la società civile e le sue istituzioni. Lo stesso Parlamento Europeo a più riprese si è espresso in materia di interventi civili per la pace, chiedendo al Consiglio dei Ministri della UE ed alla Commissione Europea il varo di un vero e proprio Corpo di Pace Civile Europeo.

- 1995. nel rapporto Martin Boulanger, Alex Langer inserisce la proposta di un Corpo civile di pace europeo.

- 1999. Raccomandazione A4-0047/99 del Parlamento europeo sull'istituzione di un Corpo di pace civile europeo.

- 2001: Il Parlamento Europeo ribadisce con una nuova risoluzione, la A5-0394/2001 la necessità di istituire un Corpo Civile di Pace.
Nella Costituzione Europea (art. III-213) in via di ratificazione, vengono tenuti insieme concetti come volontariato, coinvolgimento dei giovani, intervento civile all’estero, aiuto umanitario.

- 15 Marzo 2006: incontro a Bruxelles organizzato dal Gruppo dei Verdi al Parlamento Europeo, su "Le capacità della UE di intervento civile nelle crisi: riunire i concetti e prossimi passi avanti".

Attività politica e collaborazioni con agenzie internazionali

- Protagonisti della lotta per l’invio degli Obiettori di Coscienza in Servizio Civile nelle missioni di pace all’estero: molti giovani impegnati in Servizio Civile nella Comunità Papa Giovanni XXIII si sono recati illegalmente (ma pubblicamente) per primi, attraverso Operazione Colomba, in ex-Jugoslavia (1992 – 1995) durante il conflitto nei Balcani, ottenendo che la materia fosse regolamentata in Italia. Anche grazie al loro impegno oggi l’Associazione può promuovere, insieme alla FOCSIV, la Caritas e il CEFA, il corpo dei Caschi Bianchi: ragazzi in Servizio Civile volontario impegnati in missioni all’estero con un ruolo istituzionalmente riconosciuto.

- Incontro con Elisabeth Rehn, nel 1995 relatrice speciale delle Nazioni Unite per i Diritti Umani nella ex-Jugoslavia. Materiale sulla relazione verrà utilizzato nel rapporto del Segretariato Generale.

- Incontro con il Presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro, presso l’ambasciata italiana a Zagabria con i volontari italiani operanti in Croazia - 1996.

- Collaborazione in Croazia con UNHCR nel periodo 1992 - 1997 attraverso i vari Field Officer che si sono susseguiti: Yvetta Pass, Benny T. Otim, Alessandra Morelli, Olivier Moquette, Maria Teresa Mauro.

- Incontro con il Senatore Brutti e l'ambasciatore italiano a Sarajevo nel 1997.

- Collaborazione in Kossovo, dal 1999 al 2001, con l'UNHCR nelle persone di John Hagenauer UNHCR Pristina Office Chief, e con il responsabile della sicurezza John Campbell.

- Audizione presso Parlamento Europeo: il 9 Dicembre 1999 si è svolto presso il Parlamento Europeo un incontro dal titolo "La creazione di un Corpo Civile di Pace Europeo". Questo incontro è stato promosso da un gruppo di parlamentari europei (58) di diverse nazionalità e gruppi politici che hanno costituito l’intergruppo per le “Iniziative per la pace” al Parlamento Europeo, presieduto dall' on. Luisa Morgantini. All’incontro hanno preso parte numerosi gruppi pacifisti europei e fra i relatori comparivano "Le donne in nero", le Peace Brigades International (Brigate internazionali di pace) e l’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII di Rimini che ha raccontato l’esperienza di Operazione Colomba e degli Obiettori di Coscienza in aree di conflitto.

- Incontro con il relatore speciale della Commissione per i Diritti Umani dell’ONU per il Medio Oriente, John Dugard - Luglio 2005: relazione sulla situazione della zona a Sud di Hebron.

- Collaborazione in Medio Oriente con l’ufficio locale dell’OCHA, Ufficio Coordinamento Affari Umanitari delle Nazioni Unite, in particolare con il referente per l'area di Hebron.

- Audizione con la Commissione Esteri della Camera dei Deputati il 12 Luglio 2004.

- Partecipazione a Dublino dal 31/3 al 2/4/ 2004 al Global Partership for the prevention of armed conflict, sul ruolo della società civile europea nella prevenzione dei conflitti.

- Collaborazione con le Università degli Studi di Pisa e di Firenze come relatori a giornate seminariali (Corsi di Scienze per la Pace).

- All’inizio della sua costituzione siamo stati attivi, anche con un incarico di segreteria, nella Rete Italiana dei Corpi Civili di Pace.

- Dal suo nascere (2006) siamo stati presenti al “Tavolo Interventi Civili di Pace” per la creazione di un Corpo Civile di Pace italiano in collaborazione con il ministero degli Affari Esteri su proposta della ViceMinistra Sentinelli.

- Sin dalla sua costituzione, la Comunità Papa Giovanni XXIII ha aderito al Tavolo Interventi Civili di Pace (ICP), nato nel 2007 (su desiderio dell'allora Ministra Sentinelli) come luogo di dialogo tra Ministero degli Esteri, Ufficio Nazionale del Servizio Civile e Organizzazioni Non Governative italiane.

- 2011. La Comunità Papa Giovanni XXIII è capofila del Progetto sperimentale di Servizio Civile Nazionale all'estero, intitolato “Caschi Bianchi oltre le vendette”, realizzato proprio nell'ambito del progetto che Operazione Colomba ha in Albania.

Il progetto di Operazione Colomba ad At-Tuwani (Cisgiordania, Palestina) ha ricevuto negli anni la visita di diverse delegazioni e personalità, tra le quali:

- Roy Dickinson, European Commission Head of Operations;

- Christian Berger, representative of the European Union;

- Leena Hasan, European Commission Humanitarian Aid department in Jerusalem;

- Tony Blair, inviato del Quartetto per il Medio Oriente (ONU, UE, USA e Russia);

- Nomfundo Walaza, psicologa sudafricana che ha preso parte ai lavori della Truth and reconciliation Commission;

- Pete Hammerle, membro di IFOR Austria;

- Luisa Morgantini, ex vicepresidente del Parlamento Europeo;

- Don Nandino Capovilla, coordinatore nazionale di Pax Christi Italia;

- Cyndee Trinh, Foreign Service Officer at Department of State, United States Consulate Jerusalem;

- Salam Fayyad, Primo Ministro dell'Autorità Nazionale Palestinese.


We the Syrians

"We fled from our homes in Syria because we didn't want to kill or be killed. We have paid an enormous price for our freedom. We want to live with freedom and dignity, and we want to make a peaceful return to our homeland."

These are the words of our Syrian friend, Abu Rabia, moved from Lebanon to Italy a year ago, thanks to Humanitarian Corridors and the many people who have helped create a route that didn’t exist before.
Like many people that have lost everything and humanity is their only richness, our Syrian friends have decided to think big and they have written an Appeal for Peace in Syria.
Together, we listened to the desire of the many Syrian refugees who want to return to Syria, and we are proposing the creation of Safe Zones in Syria, into which no army or armed group would be allowed entry and asking for a peace where responsibilities are clear, which creates a new Syria for those who don't want violence.
The basis of the idea is simple: “why are the representatives of the forces destroying our country the only ones sat at the negotiating table? Why do we only have the possibility to escape and we are not allowed to put our lives, our ideas, our strength and our hopes for the creation of a peace proposal?”
Last November (2016), we took our first official step, in presenting the proposal to the Vice President of the European Union, Frans Timmermans, who in turn said he would like to include it in the EU's official proposal for peace in Syria.

 

In March of this year, we presented our Peace Proposal to Federica Mogherini, the High Representative of the European Union for Foreign Affairs and Security Policy.

On the 20th June 2017 we presented the Peace Proposal to the Chamber of Deputies in Rome.

 

WE ASK

anybody interested to contact us and support us in any way possible, be it through public meetings, further distribution of our proposal or by supporting our presence in Lebanon with the refugees and all the Syrian families hosted in Italy.

Those bringing war to Syria are strong because of the weapons and money they buy them with. Those who want to build a peaceful Syria, without violence, can trust on the strength of solidarity, on the tenacity to spread new ideas and open the way for change: this is a love which becomes a political proposal, stronger than fear.

Please contact us at Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 


WE THE SYRIANS


Refugees Appeal for Peace


We the Syrians, refugees in northern Lebanon, gathered in organisations and associations, simple citizens and families, escaped from violence and death. Five years since the beginning of the war that has destroyed our country, we still live, millions of us, without a home or the opportunity to work, without medical assistance or education for our children; we do not have a future.
In our country there are more than 200 military groups that expelled us from our houses, made legitimate only by the power of violence. We still get killed, we are forced to fight, to live in fear, to escape and we are continuously humiliated and abused.
At the peace talks, only those who have economical and political interests in Syria participate and we do not consider them bearers of our requests.
We are the real victims of this war and the only right we have is to silently choose how to die. But in the thunderous sound of weapons, we claim the right to let the world hear our voice together with those who already support us and those who will join this appeal.

WE ASK

  • For the creation of humanitarian areas in Syria, where people who choose neutrality instead of conflict, are provided with international protection and where armed stakeholders cannot enter, as is the case for example in the Peace Community of San José de Apartadò in Colombia (http://www.corteidh.or.cr/docs/medidas/apartado_se_05.pdf). We want humanitarian passageways to be opened in order to bring civilians in danger safely towards the end of the war and all the refugees to go back, living a secure life in their country;
  • For the end of the war: an immediate end to the bombings, along with ending the supply of weapons, and the elimination of all weapons already in the country. Ending the siege of the dozens of Syrian cities (www.siegewatch.org) where civilians have no access to medical and humanitarian support and that those people to be assisted immediately and kept safe;
  • For prompt assistance to the victims and support for those who are helping them: Freeing political prisoners and searching for the kidnapped and missing people; that the wounded and disabled because of the war are rescued and assisted, now and in the future;
  • That every sort of terrorism and extremism be fought, but not through massacring innocent and disarmed civilians as now; this situation foments terrorism itself
  • That a political solution to the war be found and the civilians who refused the war be represented at the Geneva peace talks, not only those who destroyed Syria;
  • The creation of a national unity government which represents all Syrians in their diversity and which respects their dignity and their rights. We want truth and justice about who is responsible for this disaster and that the people who are trying to rebuild our country and those who are risking their lives to assist the victims be free to operate. Today, we want to call upon the best international forces, in order to promote coexistence and reconciliation, to stop the war and create a brand new future for our country.


Promoted by: Operazione Colomba*, Non-violent Peace Corp of the “Comunità Papa Giovanni XXIII” Association.

Contacs: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.


* OPERAZIONE COLOMBA (www.operazionecolomba.it) has worked in Lebanon since September 2013, initially with exploratory trips throughout the country and since April 2014, with a stable presence at the refugee camp and in the village of Tel Abbas, 5 kilometres from the Syrian border. After coping with the intimidation and brutality of some local Lebanese, the refugees asked the volunteers of Operazione Colomba to live with them, because a civil and unarmed presence of international volunteers can provide a strong deterrent to the use of violence. For three years, the volunteers of Operazione Colomba have shared their life with the refugees in the camps of Lebanon. This experience allows the volunteers of Operazione Colomba to collect information and voice the requests of the Syrian and other refugees who escaped the war because they do not want to be forced to fight or be killed.

 


Syrian refugees drawing the logo on Operazione Colomba’s tent



Operazione Colomba’s tent in Tel Abbas refugee camp

Noi Siriani

“Siamo fuggiti dalla Siria, il nostro Paese, perché non volevamo uccidere, né essere uccisi, abbiamo pagato un prezzo enorme per la nostra libertà, desideriamo vivere liberi e con dignità. E vogliamo tornare in pace nella nostra Patria”.

Così Abu Rabia, amico siriano, a Trento da circa un anno grazie ai Corridoi Umanitari, insieme a tante persone che hanno aperto una strada dove prima non c'era. Ma come tante persone che hanno perso tutto e sono ricche solo della propria umanità, i nostri amici siriani hanno deciso di pensare in grande e hanno scritto una Proposta di Pace per la Siria.
Insieme, raccogliendo le parole e i desideri di tornare a casa di tanti, abbiamo pensato alla creazione di Zone Umanitarie in cui non possano avere accesso eserciti e gruppi armati e una pace che definisca responsabilità e costruisca una Siria per chi non vuole la violenza.
L'idea di partenza è semplice e nuova:
"Perché al Tavolo dei negoziati siedono solo rappresentanti di chi partecipa alla distruzione del nostro Paese? Perché noi abbiamo solo la possibilità di scappare e non di mettere le nostre vite, le nostre idee, le nostre forze e speranze per fare una proposta di pace?".
Nel novembre scorso il primo incontro ufficiale: abbiamo presentato la Proposta al Vice Presidente dell'Unione Europea Frans Timmermans che ha detto di volerla incorporare nella proposta ufficiale della UE.


A marzo abbiamo presentato la Proposta di Pace a Federica Mogherini, Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza.

Il 20 giugno 2017 abbiamo presentato la Proposta di Pace alla Camera dei Deputati, a Roma (per vedere il VIDEO integrale della conferenza stampa, clicca qui).

CHIEDIAMO

A chi fosse interessato, di contattarci, coinvolgersi nelle forme che ritiene più opportune: incontri pubblici, diffusione, sostegno alla presenza con i profughi in Libano, sostegno alle famiglie siriane accolte in Italia.


Chi fa la guerra ha dalla sua la forza delle armi, dei soldi che servono per comprarle e della violenza.
Chi vuole costruire una pace diversa da quella imposta dai bombardamenti e dalle uccisioni ha a disposizione la forza della solidarietà, la tenacia nell'affermare idee nuove ed aprire strade di cambiamento: un amore che diventa proposta politica, più forte della paura.


Mettiti in contatto con noi: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 


NOI SIRIANI


Proposta di Pace dei profughi siriani


Noi siriani, profughi nel nord del Libano, riuniti in Organizzazioni ed Associazioni, semplici cittadini e famiglie scampati alla morte e alla violenza, a cinque anni dall'inizio della guerra che ha distrutto il nostro Paese, viviamo a milioni senza casa né lavoro, senza sanità né scuola per i nostri figli, senza futuro.
Nel nostro Paese ci sono centinaia di gruppi militari che, con la sola legittimità data loro dall’uso della violenza e dal potere di uccidere, ci hanno cacciato dalle nostre case.
Veniamo ancora uccisi, costretti a combattere, a vivere nel terrore, a fuggire, veniamo umiliati e offesi.
Ai tavoli delle trattative siedono solo coloro che hanno interessi economici e politici sulla Siria.
A noi, vere vittime della guerra e veri amanti della Siria, l'unico diritto che è lasciato è quello di scegliere come morire in silenzio.
Ma noi, nel rumore assordante delle armi, rivendichiamo il diritto di far sentire la nostra voce, e insieme a coloro che ci sostengono e a chi vorrà unirsi al nostro appello

CHIEDIAMO

  • la creazione di zone umanitarie in Siria, ovvero di territori che scelgono la neutralità rispetto al conflitto, sottoposti a protezione internazionale, in cui non abbiano accesso attori armati, sul modello, ad esempio, della Comunità di Pace di San José di Apartadò in Colombia. Vogliamo che siano aperti corridoi per portare in sicurezza i civili in pericolo fino alla fine della guerra e che tutti i rifugiati ritornino a vivere in pace e sicurezza nella loro Patria;
  • che si fermi la guerra: che si fermino immediatamente i bombardamenti, che si blocchi il rifornimento di armi e che le armi già presenti vengano eliminate; che si ponga fine all'attuale assedio di decine di città siriane (www.siegewatch.org), che gli abitanti di queste città, senza cibo e medicine, siano assistiti immediatamente e posti in sicurezza;
  • che siano assistite le vittime e sostenuto chi le soccorre: che siano liberati i prigionieri politici, ricercati i rapiti e dispersi; che siano soccorsi e assistiti anche in futuro i feriti e i disabili di guerra;
  • che si combatta ogni forma di terrorismo ed estremismo, ma che questo smetta di essere, com'è ora, un massacro di civili innocenti e disarmati, che oltretutto alimenta il terrorismo stesso;
  • che si raggiunga una soluzione politica e che ai negoziati di Ginevra siano rappresentati i civili che hanno rifiutato la guerra, e non coloro che hanno distrutto e stanno distruggendo la Siria;
  • la creazione di un Governo di consenso nazionale che rappresenti tutti i siriani nelle loro diversità e ne rispetti la dignità e i diritti. Vogliamo che sia fatta verità e giustizia sui responsabili di questi massacri, distruzioni, e della fuga di milioni di profughi, e lasciato spazio a chi vuole ricostruire. Vogliamo convocare ora le migliori forze internazionali, in grado di costruire convivenza e riconciliazione, per sostenere ed elaborare insieme a noi civili un futuro per il nostro Paese.


Promosso da: Operazione Colomba*, Corpo Nonviolento di Pace dell'Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII.
Contatti: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.


OPERAZIONE COLOMBA (www.operazionecolomba.it) è presente in Libano dal settembre 2013; a partire dall'aprile del 2014 vive stabilmente nel campo profughi di Tel Abbas, a soli 5 km dalla Siria.
Dopo avere subito minacce e violenze da parte di alcuni libanesi del luogo, i rifugiati siriani stessi del campo hanno chiesto ai volontari di Operazione Colomba di vivere insieme a loro, perché una presenza internazionale civile e disarmata, rappresenta un forte deterrente all’uso della violenza, abbassa la tensione, facilita l'incontro tra le parti (che elimina il pregiudizio “siriani tutti terroristi/ISIS”) e apre importantissimi spazi di dialogo e convivenza pacifica.
Da oltre tre anni i volontari condividono la vita (paure e dolori, ma anche speranze) con i profughi nei campi del nord del Libano (attualmente i siriani rifugiati in tutto il Libano sono oltre un milione!): donne, bambini, anziani, disabili, uomini e ragazzi che sono scappati dalla guerra in Siria per non dover essere obbligati a combattere o essere uccisi.
Vivere con loro, sostenerli nei bisogni primari, accompagnarli, ad esempio, durante le visite mediche negli ospedali delle vicine città (dove da soli non sarebbero potuti andare o non avrebbero ricevuto assistenza alcuna)... ha permesso ad Operazione Colomba di instaurare un'importante rete di rapporti di fiducia e di poter così raccogliere e farsi portavoce delle richieste dei rifugiati stessi, richieste che oggi sono diventate una vera e propria Proposta di Pace per la Siria che Operazione Colomba si sta impegnando a promuovere a livello internazionale, anche nelle opportune sedi Istituzionali (ONU, Unione Europea...).


Profughi siriani disegnano il logo sulla tenda di Operazione Colomba



La tenda di Operazione Colomba nel campo profughi di Tel Abbas